CORINI: ”DOVREMO ESSERE ONDE PIU’ ALTE DEL MARE. E ANCHE QUESTA VOLTA, TUTTI INSIEME, POSSIAMO FARCELA”

Conferenza stampa di (ripresentazione) per l’allenatore del Brescia: “Marroccu ha fatto un grande sforzo per far sì che con Cellino chiarissimo punti lasciati in sospeso. Sono qui perchè non ho paura di prendermi le responsabilità. Ancora oggi non ho digerito il secondo esonero, sento che c’è un percorso che posso completare al meglio”

Torbole Casaglia. La conferenza stampa di Eugenio Corini comincia con una richiesta da parte dell’ufficio stampa biancoazzurro ovvero di non rivolgere domande al direttore sportivo Francesco Marroccu: “E’ qui presente solo per accompagnare il mister”. Non resta quindi che “interrogare” Corini.

Eugenio, c’è anche un pizzico di follia da parte tua in questa scelta?

“E’ una serata emozionante e particolare, densa di significato. Ci sono tanti aspetti su cui bisogna parlare. Ce ne sono di professionali, emotivi e di rapporti pregressi. Dal punto di vista professionale era l’occasione che cercavo: con il mio staff, se dovevamo andare in B, volevamo una squadra che puntasse a salire. Dal punto di vista emotivo, non ho mai considerato finito il mio percorso. Ho il rammarico di non aver potuto finire un qualcosa che ci eravamo conquistati tutti insieme. Ritrovo la squadra da dove eravamo partiti. Quanto al rapporto con il presidente non ci siamo mai fatti sconti: io mi prendo la giusta parte di responsabilità, tante volte non ci siamo capiti, pensavo fosse impossibile tornare. Se potevo aspettarmi la chiamata del direttore, non così quella del presidente: era fondamentale affrontare lo scoglio. C’è stata una chiamata importante, abbiamo chiarito quello che c’era da chiarire. Per me era stato gratificante già parlare con il presidente, affrontando argomenti che erano rimasti in sospeso. Ringrazio Marroccu perchè ha fatto uno sforzo incredibile. Ho capito che c’era una reale volontà anche da parte di Cellino. Nell’anno della cavalcata dicevo che serviva un equilibrio sopra la follia e così è stato ora per me nel prendere la decisione: se pensi troppo finisce che le cose non le fai”. 

Nel calcio si può cancellare tutto?

“Se uno vuole ripartire si. Si può rimanere delle proprie idee, ma bisogna chiarirsi e capirsi. Dopo Pordenone si è svolto il tutto, non prima”. 

Una battuta, ma nemmeno troppo: Cellino stavolta sa dove sei nato?

“Si, si, lo sa (ride, ndr)”. 

In concreto, oltre alla presenza di Marroccu, cosa c’è che ti fa pensare che non tornino i problemi della serie A ?

“Allora ci furono difficoltà sul mercato. Mi ritrovai a casa dopo aver perso 1-0 con il Milan e 2-1 all’ultimo a Bologna, non l’ho capito ancora oggi il perchè di quel secondo esonero. Ora ho questa grande occasione professionale. Siamo attardati, ma vogliamo provare a vedere cosa si può fare per ottenere il massimo”. 

Che differenze ci sono tra la squadra della promozione e questa?

“Sono troppo legato a quella squadra. Allora c’erano giocatori importanti come Torregrossa Donnarumma, Tonali… Rimarrà speciale a prescindere. Questa è diversa, è rimasto qualcuno, ma è stato fatto un lavoro in profondità. Ha dimostrato anche questa che può concorrere per la promozione diretta”. 

E’ la tua quinta avventura tra giocatore e allenatore, ti emozioni ancora? E’ la missione più stimolante e difficile?

“Mi è capitato spesso di tornare in posti dove ero già stato, questo è già un aspetto gratificante. Brescia mi ha visto crescere, tornare in una situazione difficile, portarla in A da allenatore, ora che io e il mio staff pensavamo fosse l’unica squadra che non potevamo più allenare sono invece tornato… Nella mia vita non ho mai avuto paura di prendermi le mie responsabilità. Darò il meglio, sviluppando le mie idee di calcio. Potremo farlo solo se la nostra tifoseria ci sosterrà e io so quello che può fare il nostro pubblico. La gente dovrà riconoscersi nella fatica e nell’impegno che metteremo sempre in campo. Sono sicuro che i nostri principi meritano il sostegno. Tutti insieme possiamo andare a cogliere un grande obiettivo”. 

Hai avuto assicurazioni anche per l’anno prossimo?

“Il contratto è fino al 2023 perchè può succedere di tutto. Vogliamo sviluppare qualcosa che abbia una profondità, ma bisogna anche cogliere le opportunità immediate se saremo in grado di crearle”. 

Altra battuta, ma fino a un certo punto: hai messo una clausola che se sei nelle prime otto non possono esserci ingerenze da parte di Cellino? 

“Criticare se gioco a 3 o 4 può farlo il tifoso e il presidente, ma anche grazie al filtro del direttore l’anno della promozione non ci furono mai intromissioni. Quando fai questo lavoro sai che è sempre un rischio. Io prometto solo impegno, motivazioni e spinta. Se poi non saliremo in A e mi chiederete perchè non siamo saliti non so, certo se uno sta a casa e non fa niente non può nemmeno provare a vincere”.

Eugenio Corini durante la conferenza stampa

Che cosa hai visto in televisione del Brescia? E come l’hai trovato nei primi allenamenti?

“Inzaghi ha fatto un ottimo lavoro, la squadra è sempre stata nei primi posti. Era partita molto bene, c’è stata una fase di rodaggio, nelle ultime partite è maturato qualche pareggio, Cremona è stata una sconfitta arrivata solo nel finale. La squadra aveva valori, sembrava orientata su un sistema di gioco poi modulato, è stata spesso anche nelle prime due e ancora oggi è in zona promozione. Io ho idee da sviluppare sulle caratteristiche dei giocatori”. 

Nell’anno della promozione usasti il modulo 4-3-1-2 con Spalek trequartista, adesso vedi uno che può giocare sottopunta?

“Beh, Spalek è ancora qua… Fu un’arma tattica fondamentale, un punto di equilibrio che consentì ad altri di esprimere il loro talento. Ci sono ora quattro giocatori che possono giocare da trequartisti. I cinque cambi inoltre possono determinare tanto nello sviluppo della gara”. 

Che idea ti sei fatto del campionato?

“Molto difficile ed equilibrato. Di solito a questo punto qualcuno aveva già preso il largo, ora è più difficile individuare due squadre favorite. Certo qualcuna si è presa dei punti di vantaggio, ma sono ancora pochi. Anche in fondo c’è equilibrio e noi ce ne accorgeremo subito con il Vicenza. Prenderemo una partita alla volta”. 

Come è cambiato Ayè dall’anno di serie A ?

“Arrivò che aveva fatto 18 gol nella B francese. Mi è sempre piaciuto per l’attitudine che aveva anche al sacrificio. Lo facevo giocare perchè meritava. Doveva migliorare sotto certi aspetti, gli ha fatto bene segnare tutti quei gol l’anno scorso. Lo trovo migliorato”. 

Come hai ritrovato il Centro Sportivo di Torbole?

“L’ho visto nascere. Ricordo quando il primo anno, dopo aver vinto con il Padova una delle prime gare, il direttore mi disse che dovevamo venire qui, ma era ancora tutto in costruzione. E’ un asset fondamentale per la prima squadra e per il settore giovanile. Faccio i complimenti al presidente”. 

Sappiamo che tua mamma è da sempre la tua prima tifosa e nell’anno della promozione commentava ogni volta con battute in dialetto. Cosa ti ha detto per questo ritorno?

“Era arrabbiata perché ero andata via, pensava fosse stata una mia decisione, non capiva che non dipendeva solo da me. Ora è molto felice e pronta a sostenermi”. 

Trovi che in questa squadra manchi un regista e un bomber?

“Ogni squadra deve evidenziare le qualità e coprire i difetti. E’ un lavoro che è già stato fatto. Quando viaggio ascolto musica e penso tanto. Venendo qui ascoltavo “Palla al centro” di Elisa e Jovanotti. Dicono che le onde devono essere più grandi del mare. Ai ragazzi ho detto che dobbiamo essere così. In ogni partita ci sono dettagli che aiutano a vincere le partite. Si può subire gol o perdere, ma si riparte sempre palla al centro. Chiederò ai ragazzi se dopo ogni allenamento sentono di essere riusciti ad alzare il loro livello. Dovremo essere incisivi e mettere tutto quello che abbiamo in ogni partita”. 

E prima di lasciare la stanza della conferenza stampa va a stringere la mano e salutare ogni giornalista. 

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