ADESSO TOCCA A MARROCCU SAPER DIFENDERE CORINI DA CELLINO

Brescia. Eugenio Corini è nuovamente l’allenatore del Brescia. Per la terza volta in tre anni e mezzo. Al netto del rispetto e del ringraziamento che vogliamo riconoscere a Pippo Inzaghi, professionista esemplare, che ha commesso errori come è nel genere umano, ma che ha anche fatto tante cose buone, impossibile non essere felici della notizia ripensando a chi è e cosa è il Genio per Brescia. Nemmeno si può però far finta di nulla con uno “scurdammoce o passato” che saprebbe di ipocrisia.

Corini e Cellino si erano lasciati malissimo, sia la prima che la seconda volta, e al di là di quelle che saranno le dichiarazioni ufficiali, tra i due continua a non esserci stima. Troppo distanti i due personaggi per formazione, educazione, atteggiamenti, cifra stilistica. Ma stiamo pur sempre parlando di un lavoro, seppure abbinato a un gioco, e come in ogni ambiente di lavoro per andare d’accordo e raggiungere gli obiettivi basta che ci sia il rispetto. Quello che da parte di Cellino è mancato in passato nei confronti di Corini. Dalla bocca del presidente del Brescia, verso il tecnico che aveva riportato le rondinelle in serie A dopo 8 lunghi anni, sono uscite parole che definire ingenerose è puro eufemismo. Ferite che si possono medicare, ma che non si cancellano.

Non è un mistero che sia stato Francesco Marroccu ad orchestrare questa clamorosa reunion, così come era stato lo stesso direttore sportivo a voler riportare fortemente in organico nei mesi scorsi Sabelli, Andrenacci, persino il team manager Piovani. Non è riuscito a fare altrettanto con Torregrossa, ma tant’è. Ora è fondamentale che si ricrei davvero lo spirito della stagione 2018-19 quando Eugenio Corini diventò allenatore del Brescia per la prima volta per via di una casualità: non gli era stato concesso l’accredito in tribuna per Brescia-Pescara, che infatti seguì dalla gradinata con i suoi collaboratori, e Cellino – informato della vicenda da chi scrive questo articolo – chiese di potersi mettere in contatto con l’uomo di Bagnolo Mella. Come andò a finire la vicenda è cosa nota: il giorno dopo il bagnolese divenne in modo repentino il nuovo conducator biancoazzurro.

Cellino cominciò ad andare apertamente contro il proprio allenatore dopo Verona-Brescia 2-2 del 2 aprile 2019 (ma c’erano stati dei contrasti anche prima), un pareggio che avvicinò le rondinelle a una promozione che venne infatti conquistata un mese dopo, ma che fu commentato così dal presidente: ”La cosa che più mi è piaciuta di oggi? Il Verona”. Seguirono tre giorni di tensione e solo la vittoria per 2-0 sul Venezia spazzò le nubi sul cielo di Corini, che fu persino a rischio esonero in caso di passo falso con i lagunari.

Chi ha avuto a che fare con Cellino in modo intenso per un po’ di tempo, e noi siamo tra questi, si è accorto che tra i pregi di quest’uomo ci sono ambizione, forza economica e determinazione, ma tra i difetti ce n’è uno più fastidioso di altri: il suo egocentrismo che lo porta ad essere idiosincratico ai riflettori che si accendono attorno ai suoi collaboratori. Sembra un paradosso (se le cose vanno bene, vanno bene per tutti o no?), ma non lo è. Altrimenti appunto non si tratterebbe di egocentrismo. Tutti quelli che lavorano con lui sanno che bisogna tenere sempre il low profile, lasciando che le luci si accendano solo sul Leader Maximo. Con Corini il problema nacque da lì: troppi elogi da parte di tifosi e stampa verso il Genio nell’anno della promozione. Se ha accettato di tornare, quest’ultimo sa bene cosa fare e cosa evitare. Ma la chiave sarà Francesco Marroccu. Lui ha rivoluto a tutti i costi Corini. Lui dovrà difenderlo dagli attacchi, soprattutto quelli immotivati, che non mancheranno da parte di Massimo Cellino. Altrimenti sarà tutto inutile.

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