RIMASTI AL PALO

Un più che deludente Brescia non va oltre l’ 1-1 a Lignano con il fanalino di coda Pordenone. Serie A diretta distante 4 punti a 7 giornate dalla fine. Rimpianti per il montante colpito da Tramoni all’ultimo secondo. Cellino riflette nuovamente su Inzaghi e rispunta da subito il nome di Liverani, già sul taccuino per un progetto futuro

Lignano Sabbiadoro. Così no. Così fa male all’anima e al cuore. L’ 1-1 oltre il quale il Brescia non riesce ad andare, in casa di un Pordenone che sta già facendo esperimenti per il prossimo campionato di serie C (interessante il 2002 Sylla…), è quanto di più deludente potesse dare questa squadra a chi ancora crede in una promozione diretta o comunque in un progetto che doveva essere biennale, ma che il 5 febbraio abbiamo capito tale non è. Quell’ ”esonero non esonero” è una frattura, che inevitabilmente si ripercuote sull’ambiente, sulla squadra, su risultati e prestazioni.

L’umore presidenziale. Ci si chiede come Cellino avrà reagito alla mancata vittoria sul campo di Cenerentola. Semplice: male, molto male. Come tutti, stavolta: tifosi, giornalisti, semplici appassionati. Ma d’altra parte non aveva accettato nemmeno risultati e prestazioni più convincenti, figuriamoci questa giornata che è la più cupa della stagione. Il Brescia, sul terreno del Teghil di Lignano Sabbiadoro, aveva avuto il giusto approccio passando in vantaggio con Ayè al quarto d’ora, ma subito dopo erano arrivati segnali preoccupanti con un paio di contropiede del Pordenone sui quali la squadra era messa male, non riuscendo a fare transizione difensiva nonostante un undici con in campo tre difensori (Cistana, Adorni e Mangraviti) e due terzini come quarti di centrocampo (Sabelli e Pajac). Mancato il raddoppio con Cistana, Ayè e Tramoni-Bertagnoli, è arrivato il pareggio dei ramarri su uno di quei lanci che questa squadra continua a soffrire perchè poi perde i duelli individuali quando ancora si potrebbe invece sventare la minaccia. A Cremona era stato Cistana, con il Benevento era toccato a Mangraviti e Adorni, stavolta Pajac. La prossima volta sarà un altro ancora. La squadra non è più serena, sarebbe bello sapere cosa succede in settimana. La mancanza di serenità si è vista limpidissima nel finale di tempo: dopo il pareggio di Cambiaghi ecco il fallo da rigore di Tramoni su Lovisa e per fortuna che Joronen ha ipnotizzato quest’ultimo dagli undici metri altrimenti sarebbe stato psicodramma.

Joronen in tuffo para il calcio di rigore di Lovisa

Lo scenario. Ci si aspettava un secondo tempo all’arrembaggio per andare a prendersi i tre punti e invece dal secondo segmento di match è stato distillato solo un palo di Tramoni con un destro a giro all’ultimo secondo del recupero. Troppo, troppo, troppo poco. A fine partita non è sfuggita la scena di Marroccu rimasto sul campo, mentre Inzaghi e la squadra non erano ancora rientrati negli spogliatoi (prendendosi qualche rimbrotto da alcuni tifosi esasperati), a parlare fitto fitto al cellulare. Facile immaginare chi fosse il suo interlocutore… Anche aver visto il tecnico arrivare a parlare con la stampa (e nessun giocatore è stato autorizzato a farlo…) un’ora abbondante dopo la fine della partita è un segnale che quantomeno un confronto immediato con il presidente, rimasto a vedere il match a casa, è avvenuto. Il Brescia a 7 giornate dalla fine è a -4 dal secondo posto e a -5 dal primo. In realtà nulla è perduto e i due scontri diretti (seppure in trasferta) con Pisa e Monza potrebbero riportare le rondinelle nel giro promozione diretta. Certo analizzare il cammino delle ultime quattro partite, dove sono stati raccolti solo 3 punti, non induce all’ottimismo. E siccome Cellino ha cambiato allenatori per molto meno, ecco circolare in queste ore l’ipotesi della promozione di Aragolaza, che molto bene sta facendo con la Primavera, come traghettore oppure l’arrivo di Liverani, che dovrebbe però prima liberarsi dal Parma con cui è sotto contratto fino a giugno, ma che radio mercato assicura sia già stato contatto da Cellino per la prossima stagione.

Lo scoramento dei giocatori del Brescia a fine partita

Non ci siamo mai iscritti al tiro al piccione verso Pippo Inzaghi e non lo faremo nemmeno questa volta nonostante riteniamo che dopo una brutta figura come quella odierna l’allenatore sia il primo responsabile. Crediamo che alla base di tutto dovrebbe esserci una progettualità e un rispetto per il lavoro dell’allenatore (chiunque esso sia) che da quando Cellino è presidente del Brescia non abbiamo ancora visto. Ma questa è un’altra storia. O forse la solita storia. Che si ripete, tristemente, ormai ogni anno.

Altri due punti lasciati per strada dal Brescia
Per Adorni (qui alle prese con Pasa) un miglioramento rispetto alle ultime uscite

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