ARRIVA ANCHE IL 10 PUR SENZA LA LODE

Decimo risultato utile consecutivo per il Brescia che a Como pareggia in rimonta una gara che avrebbe potuto anche vincere. Con questa mezza frenata le rondinelle devono cedere il primo posto alla Cremonese

Como. Sul personalissimo cartellino di Rino Tommasi avrebbe vinto il Brescia. Che è venuto a Como con una formazione offensiva (Proia e Jagiello mezzali d’attacco, Tramoni e Léris davanti con Moreo), ma pur sempre equilibrata con Mangraviti terzino sinistro (anche perchè mancavano sia Pajac che Huard) e Bisoli bloccato davanti alla difesa.

I 375 tifosi del Brescia presenti a Como nel settore ospiti

Pronti via, subito sotto. La partenza falsa, concedendo a Cerri quello che non gli si dovrebbe mai concedere (il colpo di testa in area), ha messo in salita una partita che semplice già non era perchè il Como in casa sa esaltarsi. Ritrovatisi dopo nemmeno un quarto d’ora sull’ 1-0, gli uomini di Gattuso hanno potuto giocare la partita che prediligono: palle lunghe a cercare il proprio corazziere per gli inserimenti di mezzali ed esterni, contropiede ficcanti dopo aver chiamato le rondinelle all’avanzata. Nonostante questo, i casalinghi non sono stati altrettanto pericolosi come in occasione del gol: sì Parigini ha fatto ammattire Mangraviti nei primi minuti, anche Blanco sulla fascia opposta ha saputo rendersi insidioso, ma l’osso più duro è stato Cerri che con le buone (poche volte) o con le cattive (molte di più, tra l’altro tutelate da Irrati) ha lottato, tenuto palla, dato respiro ai suoi ogni qual volta il Brescia stava schiacciando sull’acceleratore. Le rondinelle avrebbero potuto pareggiare già prima dell’intervallo con un rigore in movimento che Léris ha calciato incredibilmente sul fondo e un colpo di testa di Moreo da buona posizione.

Palacio abbraccia Ayè dopo il gol

La svolta. La partita è cambiata dopo l’intervallo quando Gattuso ha perso Cerri per uno stiramento e Inzaghi ha messo Palacio per Jagiello ancora una volta opaco e poi anche Ayè per Adorni passando alla difesa a 3. Il Brescia ha attaccato in continuazione come dimostrano i 17 tiri verso la porta e il 63% di possesso palla. Ma nei soli 3 tiri nello specchio c’è un chiave della mancata vittoria: poco concreti sotto porta i biancoazzurri, compatti nel loro catenaccio i lariani. Per fortuna ci ha pensato Ayè a risolvere con un tap-in dei suoi la matassa che si stava ingarbugliando. Al Brescia è stato annullato anche un gol così come al Como: netto il fuorigioco di La Gumina per i locali, ma evidente anche la spinta di Cistana che ha costretto Vignali all’autorete poi giustamente cancellata dal Var. Spirito, atteggiamento e prestazione non sono mancati, sarebbe servito anche un episodio a favore per raccogliere i tre punti. Non è arrivato. Capita.

Moreo, convinto che l’autorete di Vignali (dove anche lui aveva messo lo zampino) fosse valida

Il punto. E’ arrivato però il decimo risultato utile consecutivo (4 vittorie e 6 pareggi) che in serie B è sinonimo di solidità, tenuta psicologica e motivate ambizioni. Joronen, in trasferta, è capitolato dopo 477 minuti e anche questo è un dato che non va trascurato. Immaginiamo, anche perchè abbiamo già sentito qualcosa in sala stampa, che ora non mancheranno le polemiche sul fatto che Inzaghi doveva partire subito con due punte. Ci affidiamo allora a Giacomo Gattuso, l’allenatore del Como, che ha dichiarato: ”Rispetto all’andata ho visto un Brescia più equilibrato”. Ecco, ci ricordiamo cosa si disse dopo quel 2-4? Che Inzaghi pensava solo alla fase offensiva e che doveva trovare più stabilità. Un girone dopo la squadra è decisamente cresciuta in maturità e consapevolezza e anche se oggi deve cedere il primato alla Cremonese, in attesa di vedere cosa faranno domani Lecce e Pisa che non hanno certo trasferte facili a Monza e Reggio Calabria, è sempre lì nel trenino delle primissime. Orgogliosamente. Meritatamente. E non certo difensivamente.

Il presidente Cellino in tribuna

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