CAGNI: ”HO SUBITO ANCHE IO INTROMISSIONI PRESIDENZIALI, MA HO SEMPRE SCELTO CON LA MIA TESTA. INZAGHI SAPRA’ COME COMPORTARSI”

«Ho difficoltà a capire le ultime scelte di Cellino perché lo ritengo un presidente che capisce molto di calcio. Fare l’allenatore è un mestiere difficile, scelte così destabilizzano gli spogliatoi. Inzaghi è tornato per raggiungere l’obiettivo, sta facendo un’impresa senza un goleador. Per giocar bene servono giocatori di grande qualità, e il Brescia non ne ha tantissima».

Brescia. Per fare il punto sulla settimana del Brescia abbiamo raggiunto telefonicamente Gigi Cagni, artefice della miracolosa salvezza del 2017. Ora si gode la sua meritata pensione, tenendo monitorato il mondo del calcio ben distante dal mondo del calcio. 

Buongiorno mister. Innanzitutto come sta? Come è la sua vita senza calcio?

«Sto bene, grazie. È una decisione che ho preso perché il sistema calcio non mi piace più». 

A proposito di sistema calcio, cosa ne pensa delle vicende biancazzurre di questa settimana?

«Sono proprio vicende come queste che mi fan capire che è meglio che vada in pensione perché è la dimostrazione di come il sistema calcio non possa funzionare in questo modo. Ho difficoltà, conoscendo anche il presidente Cellino e la sua competenza calcistica, a capire le ultime azioni. Mi spiego meglio: non puoi prendere un allenatore e pensare di farlo tu al suo posto. Ne ho avuti anche io di presidenti che volevano sapere la formazione, che dicevano la loro, ogni presidente ha questa abitudine, però poi la decisione era sempre mia. Invece mi sembra che ci sia proprio un desiderio di intervenire nelle scelte, ma allora non devi prendere un allenatore dalle capacità e dalle qualità di Inzaghi. Se sei così bravo e sicuro delle tue certezze, trova il sistema per fare il mister e fallo. Il modo c’è: basta prendere un allenatore di prima categoria che avalli ogni tua idea. Mi piacerebbe accadesse, così forse capirebbe le difficoltà del mestiere, un ruolo sempre più difficile soprattutto se hai un presidente così “interventista “. Certi comportamenti destabilizzano anche gli spogliatoi, non si possono vincere i campionati in questo modo». 

Come pensa reagirà Inzaghi a tutto questo? 

«È tornato, ma posso solo immaginare cosa abbia pensato, conoscendolo. Ha pensato: me ne vado? Con una squadra al terzo posto e la concreta possibilità di vincere il campionato un’altra volta? Secondo me è stata questa la molla che gli ha fatto prendere la decisione di tornare, oltre al sostegno dello spogliatoio che immagino abbia. Avrà deciso di andare avanti con la sua squadra, in attesa di sviluppi. Ha fra le mani la possibilità di vincere un altro campionato; personalmente avrei fatto la stessa cosa alla sua età. Oggi a settantun anni, quasi settantadue, mi sarei invece chiuso nell’ufficio con Cellino e non so cosa sarebbe successo, ma ovviamente questa è una cosa che puoi permetterti di fare a una certa età. È un gesto sbagliato». 

Tra i problemi pare ci siano stato le divergenze sul modulo e sull’utilizzo di giocatori come Palacio, comprato per altro ad agosto con grande soddisfazione presidenziale…

«Non so bene la storia. Io so soltanto che il presidente vuol sempre mettere l’ultima parola. Ti ripeto: li ho avuti anche io i presidenti che volevano dire la loro, tranne a Piacenza dove il patron di calcio non parlava. È giusto così: mi ricordo quando Ancelotti mi raccontava che Berlusconi gli rivelava sempre la sua formazione, però non è che qualunque cosa succedesse gli rompesse le scatole. Prima della partita il presidente gli diceva sempre la sua idea, e ci sta, senza però attaccarlo se perdeva. Se è vera questa storia di Palacio, è un problema: per vincere un campionato servono infatti giocatori di qualità, e non mi sembra che il Brescia ne abbia tantissima, secondo me non è infatti paragonabile come tasso tecnico dei singoli al Monza o al Lecce. Inzaghi sta facendo dei record incredibili con una squadra che non ha nemmeno un goleador. Per vincere i campionati devi infatti avere o il goleador in doppia cifra, o la miglior difesa, che ti permetta di far fare sei/sette gol a tutti i giocatori. Inzaghi è al terzo posto con una situazione che non mi sembra quella che ti ho descritto (ride, ndr). Io faccio fatica a capire questa situazione, io Cellino lo conosco da una vita e ha sempre capito di calcio. Forse adesso vuol capirne troppo? Penso che all’inizio fosse convinto di Inzaghi, anzi ne sono certo, quindi ha anche accettato la clausola “anti esonero “. Poi durante l’anno chissà cosa gli succede e vuol cambiare. La domanda è quindi: è sbagliata la scelta all’inizio o adesso? Inzaghi è a due punti dalla prima con una squadra senza goleador, cosa vuole»? 

Forse vuol giocar bene, qualunque cosa voglia dire questa espressione…

«Per giocar bene devi avere i giocatori adatti, di grande qualità. Di qualità in serie B ce n’è poca, ma anche nella parte destra della classifica di A. Noi italiani vogliamo il risultato, al tifoso non gliene importa nulla del bel gioco, da sempre. Puoi dire, fare ciò che vuoi, ma alla fine se chiedi al tifoso “preferisci giocar bene o vincere” preferirà sempre il risultato. Poi c’è Sacchi che dice che per fare risultato serve giocar bene, ma è un’idea sua, non è sempre così. Quando infatti ha avuto a disposizione grandi giocatori a cui dare la sua mentalità ha vinto, altrimenti non ha fatto così bene». 

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