NON SARA’ UNA PASSEGGIATA DI SALUTE, MA C’E’ TUTTO PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO

Inzaghi ora deve anche migliorare il gioco (per reggere il confronto con la concorrenza) e con una trentina di giocatori in rosa può sbizzarrirsi su scelte e moduli

Brescia. Se pensiamo a un anno fa, non c’è paragone. Volete mettere Sabelli, Adorni e Proia con Pandolfi e Ninkovic ? In realtà un anno fa arrivarono anche i due terzini Karacic e Pajac, che non si rivelarono affatto male e sono tuttora dei punti di forza, ma sui primi due meglio stendere un velo pietoso. Così come sul rimpallo delle responsabilità per chi li aveva presi. Cordone, anzi no Perinetti, anzi no Dionigi. Nossignori: siccome l’ultimo barile rotola sempre dalla parte di chi comanda, nel bene e nel male il responsabile è Massimo Cellino. Non altri. E visto che un anno fa a quest’ora eravamo rimasti allibiti di fronte alla pochezza di un mercato dove serviva come l’aria per respirare un difensore centrale (e ne restiamo convinti alla luce di come andò il play off con il Cittadella), in una sessione dove se n’erano andati Torregrossa e Sabelli, così quest’anno siamo ben lieti di alzare i calici in un mercato invernale da 8 in  pagella. Sabelli e Adorni rinforzano la difesa e la migliorano rispetto ai due titolari di prima (Mateju e Chancellor), Proia è un tuttocampista (più trequartista che mezzala) che alza la qualità e Behrami porta quantomeno esperienza. Sullo svizzero ci teniamo un po’ di riserve: va per i 37, ha giocato solo 300 minuti in 10 partite, 80’ nelle ultime 12 gare e siccome fa da sempre della forza fisica la sua caratteristica migliore (i piedi non sono mai stati educatissimi), se la condizione non lo sorregge serve a ben poco. Se non fosse arrivato Proia, il solo acquisto di Behrami l’avremmo capito ben poco. Così è un’altra cosa. Ci sono poi anche Bianchi e Andrenacci. La quarta punta e il secondo-terzo portiere. Un giovane con ottime credenziali e un professionista serio, trattato male nella sua precedente avventura bresciana. 

Ora tocca al mister. Marroccu aveva detto che l’obiettivo era ridurre la rosa e migliorare la qualità: in verità ci sono 30 giocatori (quattro portieri, dieci difensori, undici centrocampisti e cinque attaccanti). Qualcuno finirà sicuramente fuori rosa, qualcuno (Chancellor e Linnèr i papabili) può ancora accasarsi in mercati che chiuderanno più avanti. Inzaghi può sbizzarrirsi: dal 4-3-1-2 (il modulo che piace a Cellino) al 4-3-3 (il modulo con cui sono esplosi nel girone d’andata Léris e Tramoni) passando persino per un 3-5-2 (di difensori centrali in questo momento ce ne sono ben cinque). Per essere perfetto questo mercato avrebbe dovuto portare una punta d’area rigore, uno stoccatore come non si sono dimostrati essere Moreo e Bajic e come si spera possa essere (sullo stile del girone di ritorno dell’anno scorso) Ayè. Moreo e Bajic sono però due attaccanti che fanno giocare bene la squadra ed è sul gioco, oltre che sulla gestione di una rosa lunga, che Inzaghi adesso deve metterci del suo. Il Brescia è forte. Certo non è l’unico che può aspirare alla serie A: per i primi due posti ci sono anche Pisa, Monza, Lecce, Benevento, Cremonese e Frosinone. Sette squadre, delle quali ben cinque dovranno accontentarsi di fare i play off per l’ultimo posto utile. Da parte del tecnico biancoazzurro ci aspettiamo coraggio e onestà intellettuale: non è più il tempo di nascondersi, di enfatizzare certe vittorie non memorabili per poi giustificare passi falsi evitabili. I giocatori ci sono, il gioco può e deve migliorare. Mixando queste due componenti, la serie A può arrivare di conseguenza. Non sarà una passeggiata di salute, ma il Brescia è stato costruito e migliorato per non fallire l’obiettivo. 

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