IL VAN DE LOOI RITROVATO

Un assist per Ayè e tante giocate finalmente in verticale per l’olandese che viene così tolto dal mercato

Brescia. Bentornato, Tom Van De Looi. Nel momento più complicato dell’esperienza in biancazzurro, riecco il centrocampista che fece innamorare Giorgio Perinetti, il quale convinse Massimo Cellino ad investire su di lui per il dopo Tonali. Il Brescia sembrava aver perso le speranze: dopo infatti un inizio sprint, con una doppietta contro il Cosenza che sembrava proseguire il processo di crescita iniziato sotto la gestione Clotet, sono arrivate una serie di cattive prestazioni, i primi dubbi su di lui e la quasi certezza della cessione a gennaio per lanciare Andreoli. Poi, in un sabato pomeriggio calabrese, la svolta: sguardo sempre proiettato in avanti, verticalizzazioni, contrasti e tanti falli subiti, a raccontarci che c’è ancora vita sul pianeta del mediano campione d’Europa con l’Olanda Under 17. 

I buoni consigli. Alessandro Budel, intervistato per il nostro portale l’8 dicembre, sul tema Van de Looi così si espresse: «Gli manca quella fiducia che la squadra deve avere in un regista: non si affidano tanto a lui e probabilmente c’è pure un problema suo di personalità, perché comunque man mano riesci a maturare più migliori e conosci il gioco». Forse era tutta questione di fiducia, oppure sono subentrati problemi che non conosciamo, chi lo sa: talvolta è solo questione di tasselli che, se messi nel modo giusto, ti permettono di dare il massimo, altrimenti ti fanno fare giusto il compitino. Il calciatore ha questa fortuna, aver tempo per crescere e maturare: non possiamo fargliene una colpa. 

La pazienza. Una rondine non fa primavera, lo sappiamo. Chi non apprezza Van de Looi ci ribatterà che è facile giocare senza la guardia di nessun avversario; chi invece lo stima sarà stato felice di vederlo pienamente addentro il progetto Brescia della restaurazione targato 4-3-1-2. La pazienza è virtù dei forti, e purtroppo non alberga in molti tra appassionati ed addetti ai lavori: ai giovani vengono infatti spesso preferiti giocatori “di nome “, ma la politica del calciatore di grido non è purtroppo alla lunga sostenibile economicamente. 

L’affare Viviani, ma anche il ventilato interesse per Behrami rispondono alla logica di cui sopra: ha però senso alla lunga rinunciare a un ventiduenne su cui si è investito per un giocatore che va per i trenta o ancor peggio per un trentasettenne dal chilometraggio ormai troppo elevato? Siamo convinti di no. Quindi buona fortuna Tom, riprenditi tutto ciò che è tuo. 

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