RITORNO AL FUTURO

Il Brescia sbanca Reggio Calabria con due gol del redivivo Ayè e con il modulo a due punte usato nell’anno della promozione. Cinque vittorie di fila in trasferta: è record. Vetta a un solo punto, più due sulla terza


Dall’inviato

Reggio Calabria. Sostenibilità, rispetto dell’indice di qualità, fantasia. E soprattutto grande condizione fisica. Il Brescia la vince così, a Reggio Calabria. E’ la quinta di fila in trasferta, l’ottava in dieci partite. I corsari colpiscono ancora. La parola blitz resta la preferita tra i biancoazzurri. Al “Granillo” va come deve andare. Vince il più forte e il più preparato atleticamente. La Reggina sconta quasi tre settimane “sul divano” causa Covid (cit. Toscano), il Brescia viene premiato da un’oculata gestione della pandemia. Mentre i reggini si allenavano al massimo in nove, Inzaghi e il suo staff mettevano benzina nel motore di una squadra che in pratica ha fatto una seconda preparazione atletica. Non vogliamo assolutamente sostenere che la squadra dello Stretto se la sia andata a cercare perchè con questo virus ci sono anche fortuna e sfortuna a fare la differenza, ma non può essere nemmeno una casualità se il Brescia è stato l’unico team di serie B a non registrare casi durante la lunga sosta. 

Il nuovo vestito. Con un ritorno al passato, con il modulo 4-3-1-2 che dall’arrivo di Cellino a Brescia ha senso definire “societario” (nessuno si deve offendere: anche Berlusconi al Milan ne imponeva uno così, Inzaghi se lo ricorda bene ed è con questo, seppure un po’ più equilibrato, che Corini ha vinto nel ‘18-19) le rondinelle hanno aggredito il match creando subito due occasioni (Bisoli e Jagiello), sbloccando con un contropiede di Ayè, rischiando il pari (Galabinov), raddoppiando con un gioiello del francese simpatico e gentile (ma non con gli avversari…) e lasciando agli uomini di Toscano in chiusura di prima manche un’occasione (Rivas) per riaprire il match. Due palle gol di marca granata che non devono minimamente offuscare quello che per lunghi tratti è stato un monologo di Bisoli e soci. Anche se per il futuro possono essere un piccolo campanello d’allarme.  

Leadership. Nel secondo tempo la Leonessa ha gestito. Forse un po’ troppo? Forse sì, ma lasciando una sola palla gol alla Reggina e comunque Joronen non ha mai dovuto sporcarsi i guanti. Il Brescia ha fatto quello che doveva e l’ha fatto già nel primo tempo, senza speculare, cincischiare. Un atteggiamento da squadra leader del campionato (con la sconfitta del Pisa la testa adesso dista solo un punto), un atteggiamento che sarebbe bello vedere adesso anche al Rigamonti. Il cambio di modulo, con il passaggio alle due punte, è dovuto anche a questo. Cellino, Marroccu e Inzaghi ne hanno parlato lungo la sosta. Magari non sempre sarà possibile schierare due terzini di spinta, una mezzala offensiva, un trequartista puro e due attaccanti veri come successo a Reggio con Karacic (e poi Sabelli), Pajac, Léris, Jagiello, Moreo e Ayè, ma Inzaghi è lì anche per quello. Per trovare un minimo di equilibrio in una squadra che è tornata seconda da sola (+ 2 sulla Cremonese terza) e che va mandata nuovamente all’attacco così com’era nella prime giornate. Il campo dirà se è l’atteggiamento giusto o se, come già accaduto a metà girone d’andata, bisognerà correggere qualcosa in corsa. Anche per questo risulta fondamentale far fruttare al meglio l’ultima metà del mese di gennaio. Per gli ultimi quattro mesi di campionato servirà avere una rosa magari meno lunga, ma qualitativa al punto giusto. Andare in serie A non sarà una passeggiata, ma a questo punto diventa come un buon caffè dopo un bel pranzo: necessario. 

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