INZAGHI-CLOTET: E’ SFIDA TRA FILOSOFIE

Un risultatista contro un giochista. Il Brescia del catalano era più offensivo, Pippo deve ritrovare la via maestra. Il retroscena sull’addio dello spagnolo e il perchè della rottura con Cellino

Brescia. Il risultatista deve tornare a far risultato, possibilmente giocando meglio: nelle ultime tre partite ha ottenuto solo tre punti con un calcio che è finito nell’occhio di bue della critica perchè speculativo, basato sull’errore dell’avversario più che sulla propria impostazione. Il giochista deve convincere con i risultati che la strada sia quella giusta perchè se la classifica ti dà torto hai voglia a parlare di palleggio, tiki taka, identità, idee… 

Face to face. Filippo Inzaghi con il Brescia va a Ferrara per il match del riscatto e trova la Spal di Pep Clotet che nell’ultimo turno ha espugnato Crotone completando un poker di partite da vittorie esterne e sconfitte in casa: Spal-Alessandria 2-3, Cosenza-Spal 0-1, Spal-Lecce 1-3, Crotone-Spal 1-2. Sembra il Brescia come andamento, ma non lo è. E non solo perchè si parte dal + 10 per le rondinelle dopo 16 giornate. La filosofia dei due allenatori è agli antipodi. Lo spagnolo arrivò in biancoazzurro il 5 febbraio scorso ottenendo 34 punti in 17 partite, portando la squadra dalla zona play out ai play off poi persi al primo turno con il Cittadella. Una media impressionante, di 2 punti a partita, come quella che stava tenendo Inzaghi fino a due giornate fa. Un lavoro tecnico-tattico notevole quello di Clotet in biancoazzurro, che sfruttò anche quello fisico e comunque già una parte di tattico da parte di Dionigi che nella sosta fece lavorare le rondinelle come con Lopez non accadeva. Da quel mix nacque un Brescia esaltante, anche per come giocava, non solo perchè vinceva. Palla a terra, calcio propositivo, dominio territoriale concretizzato dai gol di Ayè e dalla solidità in mezzo al campo di Bjarnason, pure lui autore di gol fondamentali. 

Lo strappo. In tanti si chiedono ancora perchè Clotet non rimase. Ognuno ha la sua verità. Vi regaliamo la nostra, ricostruita tramite fonti ben precise, primarie e secondarie, interne ed esterne, come deve fare un lavoro giornalistico non a senso unico. Clotet non fu certo ingrato e sa che Cellino gli diede una grossa chance, anche se in Italia poteva essere un illustre sconosciuto, ma non certo in Inghilterra dove il catalano aveva allenato anche da “head coach” il Birmingham, una nobile decaduta in Championship, una sorta di Torino o Fiorentina del nostro calcio. Il buon Pep ripagò la fiducia con un cammino straordinario e a fine stagione si presentò nella sede di via Solferino chiedendo garanzie tecniche più che economiche. Voleva ripartire da alcuni giocatori che riteneva imprescindibili: su tutti Bjarnason e Jagiello. Sull’Islandese Cellino fu irremovibile: non aveva intenzione di rinnovargli il contratto perchè a suo dire l’ex Pescara chiedeva troppo e non era più di primo pelo. Su Jagiello al momento non c’erano le condizioni poi il polacco è tornato comunque. Fece una mini lista Clotet. E questo a Cellino non piacque. Aveva già dei giocatori da proporre, su tutti quel Tramoni che è poi riuscito a donare a Inzaghi. Così come al presidente non aveva fatto piacere una “sovraesposizione” (vocabolo che spesso utilizza chi comanda pro domo sua) dell’allenatore e in particolare la scena in cui, dopo la vittoria di Monza all’ultima giornata, prese il megafono arringando i tifosi giunti a Torbole Casaglia per festeggiare la squadra e incoraggiarla in vista di Cittadella. Così fu. 

Le differenze. Il Brescia di Clotet e il Brescia di Inzaghi sono profondamente diversi sul piano del gioco. Ce ne si accorge ad occhio nudo. I numeri confermano. La squadra dello scorso campionato aveva un indice di valutazione generale leggermente superiore rispetto a quello attuale (51,7-51,2), più ampia la differenza in difesa e in attacco: nel reparto arretrato Inzaghi ha un 55,7 contro un 53,3 che vantava Clotet mentre in quello offensivo lo spagnolo aveva un 50,2 al cospetto di un 47,9 di adesso. La traduzione è presto fatta: Inzaghi è più attento alla fase difensiva, soprattutto dalla partita persa per 4-2 in casa con il Como, da quando però la pericolosità offensiva si è ridotta, mentre Clotet spingeva i suoi a stare il più possibile nella metà campo avversaria. Anche a costo di indugiare sul tiki taka tipicamente catalano. In fatto di possesso palla ci sono ben tre minuti di differenza (26’54” con Clotet, 23’51” con Inzaghi) e pure nella supremazia territoriale l’anno scorso c’era un qualcosa in più: 10’24” rispetto al 9’27” di questa stagione. 

Si può discutere sulla competitività delle due rose e su altre variabili: i mesi di lavoro, l’entrata in corsa di Clotet, la pressione che SuperPippo ha sicuramente più addosso di quanto non accade all’ex Birmingham al quale venne chiesta solo la salvezza. Ma certi numeri non mentono. Sabato sarò giochismo contro risultatismo. E stavolta il roster di Inzaghi è decisamente più qualitativo e di esperienza rispetto a una Spal in piena ricostruzione con la benzina verde (a Crotone Clotet ha buttato nella mischia un 2002, il difensore Peda) dopo essersi liberata dei pesanti contratti della serie A. Sabato sarà il passato che ritorna, con una buona dose di cianuro al seguito, contro il presente che deve tornare a fare risultato, se non proprio a mostrare un calcio migliore. 

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