BRESCIA: MEDIA PUNTI DIMEZZATA E ATTACCO RISTRETTO

Una squadra che viaggiava a 2 punti a partita ne ha ottenuti 3 nelle ultime tre con un solo gol. Ora il reparto offensivo più prolifico è quello del Lecce

Brescia. Le convergenze parallele di “aldomoriana” memoria, ci portano nel sentiero di un Brescia lastricato di dubbi e domande. Nelle ultime tre partite, la squadra che entusiasmava con il primo posto, conquistato grazie a 27 punti in 13 giornate, ha tirato il freno perdendo in casa con Pisa e Monza e piazzando il blitz a Parma. “Tre punti in tre partite? Mi aspettavo di più” ha detto anche Pippo Inzaghi. Eh si, qualcosina in più si. Il Brescia è passato da due punti di media a partita per quasi tre mesi e mezzo, a uno solo in una settimana. Almeno un altro paio di punticini era lecito attenderseli, chè questa squadra ogni tanto deve anche imparare a non perdere, essendo quella che tra le prime quindici in classifica ha pareggiato di meno: solo 3 volte. Sembra un controsenso che a Pippo Inzaghi si chieda di pareggiare un po’ di più dopo aver appena finito di accusarlo perchè troppo difensivista nelle ultime due gare al Rigamonti con Pisa e Monza. Eppure stanno proprio qui le prime convergenze parallele che tanto servirebbero al Brescia: trovare un compromesso storico tra quello che accadeva prima e quello che sta accadendo adesso è la chiave di volta per restare nelle prime posizioni e non continuare a scivolare all’indietro come successo in queste ultime tre giornate dove si è passati dal primo al terzo posto.

Dietro spingono. Benevento e Monza, ora a -2 dalle rondinelle, sono quelle che più incutono timore per via di organici e ambizioni. Tralasciamo gli stipendi, un argomento che Inzaghi cita spesso, perchè se bastasse spendere allora tanto varrebbe non iniziare nemmeno i campionati. Il fatto è come si spende e se fino a poche partite fa tutti elogiavano il roster per la sua profondità vuol dire che magari c’è qualcosa che il tecnico può andare a pescare per invertire il trend, qualcosa di non ancora visto, qualcosa o qualcuno che dia respiro ai soliti sempre in campo. Citiamo rapidamente: Karacic, Huard, Cavion, Olzer, Ayè… Se i titolarissimi non vanno, tanto vale provare quelli che Inzaghi ha sempre definito “comunque titolari e non riserve”.

Non si segna più. Il dato più preoccupante delle ultime tre partite è quello dell’attacco. Già proprio quell’attacco che ha viaggiato a un certo punto anche a una media di quasi tre gol a partita e che invece con Pisa, Parma e Monza ha distillato una sola rete (al Tardini). E per giunta grazie a un difensore, Cistana. Tra l’altro nemmeno su azione, ma su calcio piazzato. Da ieri sera il Brescia non ha nemmeno più il miglior attacco del campionato: è stato sorpassato dal Lecce (29 reti) e agguantato dal Benevento a quota 27. A Torbole Casaglia, ma anche in via Solferino, si riflette sui 279 minuti senza gol su azione. Per non parlare dell’ultimo di una prima punta: Moreo il 6 novembre in Brescia-Pordenone. Bajic è invece a secco addirittura da Brescia-Como del 3 ottobre. A Pippo si è ristretto l’attacco. A uno dei più grandi attaccanti nella storia del calcio italiano si chiede di rimettere questa squadra nei binari offensivi sui quali girava fino a poco fa. Trovando le giuste convergenze parallele.