PAVESI: “LUCCA IN EQUILIBRIO TRA PRESUNZIONE E CONSAPEVOLEZZA”

L’ex allenatore della Primavera del Brescia: “Rimasi subito colpito da Lorenzo. Non so perchè non venne riscattato”

Cremona. «Appena lo vidi, mi colpì fin da subito la sua statura». Inizia così la chiacchierata con Elia Pavesi, attuale mister della Primavera della Cremonese ed ex allenatore della Primavera del Brescia, colui che oltre a Lorenzo Lucca (è lui il soggetto della frase d’inizio articolo) ha fatto crescere anche Andrea Papetti, permettendogli di debuttare in serie A. 

Mister, Lucca arriva a Brescia nell’agosto 2018. Cosa la colpì non appena lo vide? 

«Le prime cose che rubano l’occhio di Lorenzo sono la struttura e la statura. Ricordo bene però che molto velocemente, sin dai primi allenamenti, mi resi conto che era un ragazzo che, al di là della statura, aveva anche parecchi doti e qualità. Col passare dei giorni queste qualità le abbiamo sempre più scoperte e abbiamo avuto delle conferme». 

Lorenzo Lucca con la maglia della Primavera del Brescia

Che tipo di ragazzo era? 

«Da un punto di vista caratteriale la sua caratteristica principale, lo dico in senso positivo, è la sfacciataggine, nel senso che è un ragazzo che ha la qualità, io la identifico come tale, di stare in quell’equilibrio, che talvolta però può essere frainteso, tra presunzione e consapevolezza. Lo inserisco tra questi due spazi. Questa penso sia la caratteristica che già quando arrivò a Brescia era abbastanza evidente. Poteva essere frainteso, ma in realtà aveva quella sana sfacciataggine che talvolta caratterizza quei giocatori che riescono a fare di questa caratteristica una qualità». 

Come era invece il suo comportamento sul campo?

«Sul campo, la cosa che mi è rimasta più impressa di quando l’ho allenato io, è la sua facilità coordinativa nonostante i centimetri di altezza. Aveva infatti ottime capacità tecniche e coordinative. Riusciva secondo me inoltre ad abbinare, segnale che avrebbe dovuto dire molto già all’epocasulle sue potenzialità, la progressione e l’agilità. Poi ricordo bene un aspetto, evidente anche ai più miopi: la grande facilità conclusiva, nel tiro in porta aveva infatti una cattiveria e una capacità di calciare per cercare il gol propria solamente dei veri centravanti. Lui era uno che, rispetto ad esempio a tanti sui coetanei, non calciava in porta per fare il bel tiro o il tiro scolastico, ma solo per segnare. Una qualità istintiva». 

Quanto è stato vicino a debuttare in serie B? 

«Lorenzo ha fatto una o due partite anche in panchina con il Brescia di Corini. Si è allenato per brevi periodi con la prima squadra, poi credo che vennero fatte altre valutazioni, poiché il Brescia si stava giocando la vittoria del campionato e vennero quindi fatti altri ragionamenti. Lui comunque fece qualche allenamento, non esordì ma ebbe modo di affacciarsi al mondo dei “grandi”». 

Veniamo allora al momento del mancato riscatto. Venne consultato quando si trattò di scegliere se tenere il ragazzo oppure no? 

«No. Non fui interpellato. A quell’epoca allenavo, ma non rientravo nelle scelte politiche della società. C’era una responsabile del settore giovanile( Botturi, ndr), c’era un direttore sportivo ( Cordone) e non so dirvi come fu gestita la cosa. So che il ragazzo era in prestito, all’epoca era del Torino, ma non so dirvi come fu gestita la cosa». 

Come mai allora, secondo lei, il ragazzo non fu riscattato?

«Non lo so, non mi son fatto alcuna idea perché non conoscevo all’epoca gli accordi che intercorrevano tra il ragazzo e le società. Non so neanche le cifre su cui Torino e Brescia avrebbero dovuto discutere (60.000 euro), per cui non posso dare un parere. Posso solo parlare di Lorenzo da un punto di vista tecnico e caratteriale, su ciò che all’epoca già si poteva intuire».