MI RITORNI IN MENTE: BROCCHI E QUEL 2016-17 A UN PASSO DAL BARATRO

Sabato il Brescia ritrova un allenatore mai amato, che l’anno scorso disse: “Ci fu chi mi mise contro i tifosi perchè aveva interesse a un cambio societario”

Brescia. Adriano Galliani e Silvio Berlusconi, nella loro lunga esperienza rispettivamente da amministratore delegato e patron di Milan e Monza, si son sempre affidati alle loro intuizioni: talvolta hanno avuto ragione, come ad esempio con Sacchi e Capello, talvolta invece si son dovuti ricredere. Questo è il caso di Cristian Brocchi: da allenatore delle giovanili del Milan, in seguito all’esonero di Sinisa Mihajlović, venne promosso mister della prima squadra, ma i risultati furono scadenti: 8 punti in 6 gare e la finale di Coppa Italia persa contro la Juventus. Preferì quindi allontanarsi dall’incarico, e fu proprio in quel momento che la traiettoria dell’ex mediano di Verona, Inter e Milan (ma anche del Lumezzane) si incrociò con quella del Brescia. 

Un’estate difficile. Nel 2016, nonostante la campagna di risanamento portata avanti dal duo Sagramola-Castagnini, la situazione economica delle rondinelle era ancora in serio pericolo. Il Brescia era reduce da un’annata positiva sotto la gestione Boscaglia, nonostante il crollo finale che aveva impedito di disputare i playoff, e si chiedeva a gran voce di continuare con l’allenatore siciliano: ciò non accadde perché quest’ultimo preferì accasarsi al Novara non aspettando il rinnovo, quindi la dirigenza decise di puntare su un allenatore che aveva lavorato per anni coi giovani, perfetto quindi per una squadra che avrebbe puntato molto su prestiti e ragazzi “futuribili”. Il 10 luglio venne quindi presentato Brocchi, e le sue prime parole furono di grande entusiasmo: “Ho deciso in 10 minuti di venire a Brescia, il mio è un calcio propositivo fatto di possesso palla e qualità “. 

Il calciomercato gli regalò un mix tra tanti giovani e qualche uomo d’esperienza: arrivano infatti giocatori come Crociata, Untersee, Bisoli e Ndoj ma anche gente più rodata come Pinzi, Blanchard e Torregrossa. Le premesse per un campionato sereno c’erano tutte, e, nonostante il brutto esordio in Coppa Italia contro il Pisa, al debutto in campionato ecco un pareggio su un campo tosto come quello di Avellino. In casa seguiranno poi la vittoria contro il Frosinone e il pareggio contro il Carpi, due squadre allora accreditate per un campionato di vertice. Il 24 settembre ci fu poi la miglior partita dell’era Brocchi: trasferta in casa di un Cittadella capolista, Morosini show, 3-0 senza appello. 

Mal di trasferta. Dopo la vittoria in provincia di Padova giunse poi un altro importante crash test: altro viaggio in Veneto, stavolta al Bentegodi contro il Verona, concluso con un 2-2 molto positivo soprattutto per la personalità mostrata in campo. Queste due partite segnano però un primo punto di svolta della stagione, in trasferta iniziarono infati una serie di rovesci piuttosto pesanti: sconfitta a La Spezia, quattro gol subiti contro l’Entella e dal Benevento, sconfitta a Terni e solamente due pareggi, a Trapani e Latina. Ciò nonostante i risultati in casa furono comunque positivi, e il Brescia concluse il girone d’andata a quota 27 punti, in perfetta media salvezza. Anzi più vicino ai play off che ai play out.  

L’inizio della fine. Il mese di gennaio riporta un grande ex sotto il colle Cidneo: arriva infatti Stefano Mauri dalla Lazio. Bisogna però cedere Morosini (al Genoa) per questioni di cassa. Il girone di ritorno inizia con 3 sconfitte consecutive: in casa con l’Avellino (prima del match striscioni d’inaspettata contestazione a Sagramola, Castagnini e Brocchi) con doppietta del solito “castigaBrescia” Ardemagni, a Frosinone e a Perugia. Brocchi finisce subito sul banco degli imputati: le rondinelle non hanno gioco e finché arrivano i risultati ok, se mancano invece quest’ultimi la posizione dell’allenatore diventa indifendibile. Dopo l’ennesima sconfitta fuori casa, a Carpi, scatta la contestazione pesante, segnale di un ambiente ormai stanco. Altre delusioni, come la sconfitta in casa con il Verona e fuori casa contro il Bari, segnano l’ultimatum per Brocchi, ormai maldigerito fors’anche dagli stessi calciatori. Infine, dopo un’altra batosta in quel di Salerno, la società decide di allontanare l’allenatore mai amato per chiamare in panchina un’autentica bandiera biancoblu, ovvero Gigi Cagni. Il finale della storia lo conosciamo poi tutti. 

Considerazioni finali. Brocchi giunse a Brescia con un’esperienza da allenatore quasi nulla, avendo allenato con continuità solo le giovanili del Milan. L’idea di base, quando fu assunto, era magari buona, ma la prova dei fatti rischiò di pregiudicare non solo il presente ma anche il futuro: nell’estate successiva arrivò infatti Massimo Cellino. 

Ciò premesso, senza il miracoloso gol di Caracciolo contro il Latina già retrocesso e in seguito anche fallito e senza il salvataggio di Lancini nello spareggio in casa contro il Trapani, l’epilogo sarebbe potuto essere drammatico allo stesso modo. 

“Colpito dal fuoco amico”. Prima della sfida tra Brescia e Monza della stagione scorsa, Brocchi ha dichiarato che “ci fu chi remò contro, soffiando sul fuoco delle polemiche e condizionando una parte di tifosi che mi misero nel mirino […] Si iniziava a parlare di cambio societario ed evidentemente c’era chi aveva interesse affinché avvenisse questo “.

L’insinuazione risulta parecchio autoassolutoria, e, dati i risultati non esaltanti ottenuti alla guida di Monza e ora Vicenza, probabilmente un po’ forzata. Anche se non dubitiamo delle sue convinzioni e se ha detto parole così significative, Brocchi avrà avuto i suoi motivi. Il Brescia ha però già affrontato un ex allenatore con il dente avvelenato, ovvero Grosso, ed è andato in difficoltà. Il Vicenza è penultimo e non avrà nulla da perdere, quindi massima attenzione al dentino sicuramente avvelenato dell’ex tecnico biancoazzurro.