BRESCIA, LA NUOVA SCALATA E’ PARTITA DALLE FONDAMENTA

Inzaghi ha sistemato la fase difensiva (un solo gol subito nelle ultime tre partite) con un centrocampo dove in due stanno dietro la linea della palla

Brescia. Da una squadra che faceva fatica a riallinearsi in fase di non possesso a una più sicura di sè, agganciata a superiori certezze. La metamorfosi del Brescia ha portato sette punti nelle ultime tre partite (già, proprio quelle del ciclo terribile…) con un solo gol subito e per altro da un difensore. Sia ben chiaro: è ancora un Brescia in piena traversata identitaria, ma non è più quel Brescia che si chiedeva, e ci faceva chiedere, come mai era riuscito a fare un solo clean sheet alla prima giornata con la Ternana e poi basta. Nelle ultime tre gare sono state ben due le partite senza prendere gol. I temuti Di Carmine, Buonaiuto, Gaetano, Ciofani, Strefezza, Di Carmine, Coda, Lapadula, Sau, Insigne sono stati tutti costretti a rimanere a bocca asciutta di fronte a una nuova, sorprendente, luccicante compattezza difensiva.

Accorgimenti tattici. Così come prima non era giusto soffermarsi solo sul pacchetto difensivo con le critiche, adesso non sarebbe giusto dire che all’improvviso i quattro dietro sono diventati Tassotti, Baresi, Costacurta e Maldini dei tempi d’oro. E’ un pacchetto difensivo cambiato sostanzialmente solo nell’avvicendamento Chancellor-Mangraviti mentre Mateju (nella foto in evidenza), Cistana e Pajac sono sempre rimasti al loro posto. Quindi cosa c’è di nuovo sotto il sole? Il centrocampo. Quel centrocampo che su queste colonne avevamo già chiamato in causa per spiegare i tanti, troppi gol subiti dagli uomini di Inzahi. Serviva un aggiustamento tattico e SuperPippo l’ha trovato. Nei tre della terra di mezzo solo uno (di solito Bertagnoli) ha licenza di “uccidere” andando a giocare con i tre attaccanti e Pajac che si propone alto sulla sinistra, gli altri due mediani devono cercare di rimanere dietro la linea del pallone per proteggere la difesa. Questo compito nelle ultime gare è toccato a Van de Looi e Bisoli e a Benevento a Cavion per quanto è rimasto in campo (un tempo). Un compito non tassativo dato che Bisoli è riuscito comunque a segnare il gol del pari con il Lecce e Van de Looi nel secondo tempo di Benevento è sembrato più lucido del solito in impostazione (forse che la panchina iniziale gli abbia fatto bene?).

Qualcuno soffre di vertigini? Secondo dopo la vittoria sulla Cremonese, quarto dopo il pari con il Lecce, di nuovo secondo e stavolta a un solo punto dalla capolista Pisa dopo l’impresa di Benevento. E la sensazione (attenzione: non solo la speranza) che il bello debba ancora venire. Con un allenatore che oltre a dare stimoli ed entusiasmo le sta azzeccando tutte sul piano tattico grazie anche ad uno staff di primo livello, con una rosa extralarge nella quale la qualità è direttamente proporzionale alla quantità, con una società nuovamente ristrutturata com’era doveroso, una tifoseria tornata a crederci dopo due anni di cocenti delusioni e un presidente che sembra aver trovato la pace con se stesso e con gli altri, ci sono tutti gli ingredienti per una stagione “dove possiamo divertirci” giusto per riprendere le parole che Inzaghi ama ripetere. Sabato arriva la Cenerentola del campionato. Dovrebbero essere rimaste ancora delle zucche nel “sacco” di Benevento. Vanno usate, giusto per far capire l’aria che tira. Senza aspettare mezzanotte.

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