Il Brescia vince a Benevento con un gol di Tramoni all’89esimo e adesso è secondo ad un solo punto dalla vetta della classifica
Benevento. Nel cappello della strega ci sono tre punti d’oro per il Brescia. Una vittoria strappata all’ultimo da una squadra che si sta specializzando in questi blitz nel finale. Vi ricorda qualcosa? A noi sì: Gastaldello contro il Lecce, Bisoli ad Ascoli e Cosenza… Già ci stiamo proprio riferendo al Brescia di Corini: più passano le giornate e più troviamo similitudini con quello di Inzaghi. E ovviamente non solo per i gol al tramonto della partita. Prima di tutto per quella feroce determinazione nell’inseguire il risultato (pieno possibilmente), per come sa stare sempre dentro i match: uscendo dalle sofferenze, rientrando non appena il vento gira a favore.
Crescono le ambizioni. Sette punti, tre gol fatti, uno subito: dal mini ciclo di ferro con Cremonese, Lecce e Benevento, le rondinelle portano a casa un bottino che profuma di grandi ambizioni. Il colpo della strega che piega gli uomini di Caserta è una magata di Tramoni. Quando lo vedevamo le prime volte quest’estate nel ritiro di Darfo sembrava un pulcino, più o meno bagnato: le doti balistiche s’intuivano già, ma temevamo che avrebbe pagato un fisico non proprio erculeo e una mancanza di esperienza nel campionato cadetto dove servono forza, furbizia, pazienza. Altroché: questo giovane (come l’ha chiamato Letizia nel dopo partita quasi a volerne scacciare l’incubo del nome che invece gli resterà in testa per un bel po’) sa come si fa, non ha bisogno di particolari suggerimenti, è stato la scheggia impazzita che ha fatto saltare il banco di una partita in cui – come già con Cremonese e Lecce – il pareggio poteva anche essere accettato come risultato giusto.
Matteo Tramoni scappa a Letizia e Glik e va a segnare il gol partita
Da quarti a secondi, vicinissimi alla vetta. Dai tre punti che potevano essere ai sette che invece sono, fa tutta la differenza del mondo. A quota 17 il Brescia sarebbe stata comunque una squadra d’alta classifica, non avremmo avuto gran chè da rimproverargli, ma non sarebbe stato così in alto com’è adesso (da quarto a secondo da solo, a meno uno dal Pisa) e, ancor prima dei punti, non avrebbe avuto quella consapevolezza che invece adesso deve far sua e tenersela per lucidarla come l’argenteria di casa quando e se dovessero arrivare tempi grami. La vittoria del Vigorito (prima nella storia dopo una sconfitta e un pareggio) è un trattato di compattezza tattica. Inzaghi e il suo staff l’hanno preparata, in soli due giorni, con cura meticolosa. Per come i suoi giocatori hanno messo in pratica tutto quello che era stato studiato, ci viene da dire che questo allenatore non ha bisogno di mostrare la stella dello sceriffo per avere stima e seguito da parte dei suoi giocatori. Andrebbero con lui in capo al mondo. Buttandosi nel fuoco. La maturità tattica di Bisoli, che ha tolto oggi dai giochi Sau nel ruolo di perno centrale del centrocampo, un ruolo mai fatto prima; l’abnegazione di Spalek che ha mangiato pane, panchina e tribuna per aspettare di tornare ad essere un giocatore importante; una difesa che ha lavorato duro per scendere dal banco degli imputati firmando due clean sheet nelle ultime tre partite; Bajic e Moreo che si palleggiano il ruolo di centravanti titolare senza musi lunghi. Sono tanti e tali i punti di qualità e quantità di questa squadra.
Filippo Inzaghi nel pre-partita è andato a salutare i suoi ex giocatori
Ma che campionato! La serie B di quest’anno resta comunque un torneo con classifica cortissima in vetta: le prime sette squadre sono racchiuse in soli quattro punti. Il che significa che basta restare due giornate senza vincere per ritrovarsi fuori dalla zona play off. Stanno inoltre risalendo Monza e Parma, le regine estive, le più costose, sì insomma le favorite. Ma adesso tutti devono fare i conti anche con il Brescia e con il suo gioco ipnotico, mnemonico, avvolgente. Che sta in campo un po’ con lo spirito di un ragazzino in partenza per l’Erasmus e un po’ con la mentalità attendista e barricadera. Il mix perfetto. Come la vittoria di Benevento.
PRIMA CHE IL SOLE TRAMON(T)I
Il Brescia vince a Benevento con un gol di Tramoni all’89esimo e adesso è secondo ad un solo punto dalla vetta della classifica
Benevento. Nel cappello della strega ci sono tre punti d’oro per il Brescia. Una vittoria strappata all’ultimo da una squadra che si sta specializzando in questi blitz nel finale. Vi ricorda qualcosa? A noi sì: Gastaldello contro il Lecce, Bisoli ad Ascoli e Cosenza… Già ci stiamo proprio riferendo al Brescia di Corini: più passano le giornate e più troviamo similitudini con quello di Inzaghi. E ovviamente non solo per i gol al tramonto della partita. Prima di tutto per quella feroce determinazione nell’inseguire il risultato (pieno possibilmente), per come sa stare sempre dentro i match: uscendo dalle sofferenze, rientrando non appena il vento gira a favore.
Crescono le ambizioni. Sette punti, tre gol fatti, uno subito: dal mini ciclo di ferro con Cremonese, Lecce e Benevento, le rondinelle portano a casa un bottino che profuma di grandi ambizioni. Il colpo della strega che piega gli uomini di Caserta è una magata di Tramoni. Quando lo vedevamo le prime volte quest’estate nel ritiro di Darfo sembrava un pulcino, più o meno bagnato: le doti balistiche s’intuivano già, ma temevamo che avrebbe pagato un fisico non proprio erculeo e una mancanza di esperienza nel campionato cadetto dove servono forza, furbizia, pazienza. Altroché: questo giovane (come l’ha chiamato Letizia nel dopo partita quasi a volerne scacciare l’incubo del nome che invece gli resterà in testa per un bel po’) sa come si fa, non ha bisogno di particolari suggerimenti, è stato la scheggia impazzita che ha fatto saltare il banco di una partita in cui – come già con Cremonese e Lecce – il pareggio poteva anche essere accettato come risultato giusto.
Da quarti a secondi, vicinissimi alla vetta. Dai tre punti che potevano essere ai sette che invece sono, fa tutta la differenza del mondo. A quota 17 il Brescia sarebbe stata comunque una squadra d’alta classifica, non avremmo avuto gran chè da rimproverargli, ma non sarebbe stato così in alto com’è adesso (da quarto a secondo da solo, a meno uno dal Pisa) e, ancor prima dei punti, non avrebbe avuto quella consapevolezza che invece adesso deve far sua e tenersela per lucidarla come l’argenteria di casa quando e se dovessero arrivare tempi grami. La vittoria del Vigorito (prima nella storia dopo una sconfitta e un pareggio) è un trattato di compattezza tattica. Inzaghi e il suo staff l’hanno preparata, in soli due giorni, con cura meticolosa. Per come i suoi giocatori hanno messo in pratica tutto quello che era stato studiato, ci viene da dire che questo allenatore non ha bisogno di mostrare la stella dello sceriffo per avere stima e seguito da parte dei suoi giocatori. Andrebbero con lui in capo al mondo. Buttandosi nel fuoco. La maturità tattica di Bisoli, che ha tolto oggi dai giochi Sau nel ruolo di perno centrale del centrocampo, un ruolo mai fatto prima; l’abnegazione di Spalek che ha mangiato pane, panchina e tribuna per aspettare di tornare ad essere un giocatore importante; una difesa che ha lavorato duro per scendere dal banco degli imputati firmando due clean sheet nelle ultime tre partite; Bajic e Moreo che si palleggiano il ruolo di centravanti titolare senza musi lunghi. Sono tanti e tali i punti di qualità e quantità di questa squadra.
Ma che campionato! La serie B di quest’anno resta comunque un torneo con classifica cortissima in vetta: le prime sette squadre sono racchiuse in soli quattro punti. Il che significa che basta restare due giornate senza vincere per ritrovarsi fuori dalla zona play off. Stanno inoltre risalendo Monza e Parma, le regine estive, le più costose, sì insomma le favorite. Ma adesso tutti devono fare i conti anche con il Brescia e con il suo gioco ipnotico, mnemonico, avvolgente. Che sta in campo un po’ con lo spirito di un ragazzino in partenza per l’Erasmus e un po’ con la mentalità attendista e barricadera. Il mix perfetto. Come la vittoria di Benevento.