BENEVENTO ASPETTA INZAGHI TRA RICORDI DOLCEAMARI

Tra i tifosi dovrebbe prevalere la voglia di una bella accoglienza per la serie B dominata, ma c’è chi gli imputa colpe per la retrocessione subitanea. L’allenatore viveva molto la città come sta facendo a Brescia

Benevento. Il Pippo Inzaghi che capita di vedere spesso per le vie del centro di Brescia è un abitudinario, nel senso che in ogni città in cui è stato ha voluto vivere intensamente il posto in cui è stato portato dal lavoro. Era così anche a Benevento. Abitava a due passi dall’arco di Traiano, passeggiava spesso lungo Corso Garibaldi che è l’arteria principale della città campana. Aveva, come a Brescia, dove lo si vede anche in macelleria a fare le spese (vedi foto qui sotto), i suoi posti fissi dove fermarsi nei vicoli del centro storico: bar, ristoranti, negozi. I tifosi lo aspettavano per farsi una foto e fargli sentire il calore che la città gli ha trasmesso per intero nell’anno di serie B in cui la strega ha dominato il campionato. Quantomeno fin che non è arrivato il lockdown. “Abbiamo battuto tutti i record possibili – dice l’allenatore – l’affetto reciproco è grande, è stata una stagione indimenticabile”.

Inzaghi a Brescia nella macelleria Pea

Al di là del Covid. Quel Benevento aveva di fatto già vinto il campionato alla fine del girone d’andata. Dopo la sconfitta in Coppa Italia con il Monza di serie C e il fortunoso pareggio a Pisa (0-0) alla prima giornata, fu una cavalcata trionfale. Alla diciannovesima giornata i punti dei sanniti erano 46 (nessuno aveva fatto meglio nell’era dei tre punti, nemmeno la Juventus 2006-07), 12 in più del Pordenone secondo e ben 15 in più del Crotone terzo. Da lì a poco scoppiò la pandemia, i campionati furono bloccati e tra le ipotesi ci fu anche quella di non riprenderli più. Nel caso però si levò un coro unanime: “Se dovessero essere bloccate promozioni e retrocessioni, l’eccezione dovrebbe essere il Benevento di Inzaghi perchè ormai è come se fosse promosso”. Si riprese a giocare in estate e i giallorossi chiusero a 86 punti (eguagliato il Palermo 2013-14 che pure aveva giocato 4 gare in più) con 26 vittorie come l’Ascoli 1977-78 e 12 in trasferta (battute le 10 del Torino 2010-11), 8 pareggi, 4 sconfitte, 67 gol fatti e 27 subiti. Un impressionante rullo compressore. Promossi con 7 giornate d’anticipo! Era il Benevento di Insigne e Sau, di Letizia e Barba: giocatori che SuperPippo lunedì si ritroverà di fronte e che avrebbe voluto portare a Brescia, al pari di altri protagonisti di quella splendida stagione come Viola, Coda ed Hetemaj che ora sono altrove, ma che pure loro erano sul taccuino per venire a Brescia in estate.

Il rapporto con la piazza. La maggior parte dei tifosi sono pronti ad accogliere più che bene il loro ex condottiero, anche se non mancano coloro i quali non lo considerano esente da responsabilità nella retrocessione dell’anno scorso che ha lasciato grande amaro in bocca. Alla fine del girone d’andata dello scorso campionato di serie A, infatti, il Benevento aveva otto punti di vantaggio sulla zona retrocessione. Sulla strada della salvezza ci hanno messo lo zampino anche infortuni e arbitraggi discutibili, ma resta il fatto che Inzaghi non è riuscito a tenere la squadra in A come invece sembrava possibile. Con il presidente Vigorito non è stato un addio traumatico, ma già a febbraio-marzo si era capito che le strade si sarebbero separate anche in caso di salvezza.

Intervistato da Sky e Teletutto, nel dopo partita con il Lecce Pippo Inzaghi ha dichiarato: “Mio figlio è stato concepito a Benevento ed è nato a Brescia. E’ chiaro che per me sarà una partita speciale. In Campania abbiamo battuto tutti i record possibili e immaginabili, il mio sogno è che a fine stagione Benevento e Brescia vadano a braccetto in serie A”.

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