D’ANGELO: “INZAGHI CI HA GUIDATI DALL’OSPEDALE. SPALEK MERITAVA QUESTA CHANCE”

Il vice di SuperPippo: “Ci tenevamo a regalare alla piazza questa vittoria. A Perugia non avevamo fatto tutto il possibile”

Brescia. Maurizio D’Angelo arriva in sala stampa nel dopo partita felice per la vittoria e pronto a raccontare come ha vissuto questa giornata molto speciale da capo allenatore all’improvviso delle rondinelle.

D’Angelo, sono due le domande: chi ha fatto gol ed è nato il figlio di Inzaghi?

“Ho chiamato Pippo e non mi ha risposto, penso sia in sala parto (dice D’Angelo alle 21, ndr). Oggi eravamo telecomandati. L’hanno chiamato stanotte per portare la compagna in ospedale. Poi era un navigare a vista. Ci ha detto che appena nasceva si catapultava allo stadio, non ha avuto modo di venire. Alle 17 abbiamo dato la distinta e deciso che non sarebbe venuto allo stadio quindi è toccato a me andare in panchina”. 

Abbiamo visto un Brescia che mosse ben precise: chi ha fatto più la differenza?

“Pajac ci ha dato nel primo tempo la superiorità numerica sull’esterno. Al di là di questa partita, cerchiamo di sfruttarlo sempre in fase offensiva con le sue qualità migliori. Oggi cercavamo di trovarlo sempre alto con i cambi di gioco. A centrocampo abbiamo invece tenuto Bisoli come equilibratore con Van de Looi per poter sdoganare Bertagnoli a fare qualcosa in più”. 

Quanto è importante questa vittoria?

“E’ preziosissima, ci tenevamo a fare una buona prestazione per riscattarci. Con il Como abbiamo pagato a caro prezzo gli errori, con il Perugia non abbiamo fatto il possibile per vincere la partita. Ci tenevamo a regalare la vittoria nel derby ai tifosi. Volevamo regalarla anche al nuovo diesse e ovviamente al presidente. Siamo tutti orgogliosi di questo successo. La squadra è in crescita, stiamo cercando di costruirci un percorso che può prevedere anche dei passaggi a vuoto”.  

Ma l’ingresso di Spalek chi l’ha deciso?

“Inzaghi ha visto la partita, i cambi li ha chiamati lui. Spalek avevamo già deciso in settimana di farlo giocare. Lo meritava per come si è sempre allenato. Da grande professionista”.