Il racconto della trasferta di Perugia fuori dal campo. L’unico bresciano a vincere è… Iginio Massari
Perugia. Arrivare a Perugia è indubbiamente complicato, soprattutto se ti imbatti negli Appennini, nella variante di Valico dove nonostante il sabato senza camion, la giornata di bel tempo porta la gente a farsi ancora un week end fuori porta. E nell’Italia centrale ci sono tanti di quei bei posti che, ogni volta in cui ci veniamo per lavoro o diletto, ci chiediamo come la nostra Nazione non riesca a creare sostentamento solo con il turismo. Evidentemente sbagliamo qualcosa. Forse nell’accoglienza. E in effetti anche a noi qualcosa di spiacevole è successo in questa trasferta perugina perchè dover rimanere quasi 40’ senza essere serviti in un bar del centralissimo Corso Vannucci fa perdere la pazienza. Ma non la voglia di farsi affascinare da una città che ha tanto da offrire.


Monumenti. Da Piazza VI Novembre al Palazzo dei Priori, dalla Fontana Maggiore alla Cattedrale di San Lorenzo. Lo struscio nelle due piazze è bello a prescindere, così come lasciarsi incuriosire dai vicoletti nascosti con tanti ristorantini tutti da scoprire, ancora di più quando la città famosa per i Baci Perugina è elettrizzata da Eurochocolat, la fiera del cioccolato che ha fatto andare in tilt gli alberghi al punto che il Brescia ha chiesto proprio di spostare da domenica a sabato il match perchè era più facile trovare posto di venerdì sera per una comitiva numerosa. Non è mancato chi ha fatto notare che dietro lo spostamento potrebbe esserci la mano di Cellino, che non voleva giocare il giorno 17. Se siamo ancora davvero fermi alla scaramanzia pensiamo, che anche dopo la trovata di aver fatto giocare la squadra con indumenti viola nel match della scorsa stagione con l’Empoli (4-2 per i toscani il punteggio finale), dopo questa nuova sconfitta potrebbe essere arrivato il momento di pensare a qualcosa di più profondo. Se il calcio fosse solo una questione di scaramanzia a cosa serve preparare per una settimana la partita? Tanto vale trovarsi il giorno del match allo stadio… Meglio pensare che sia stato davvero solo Eurochocolat a decretare lo slittamento all’indietro.
Willly Wonka. Dopo due giorni e mezzo a Perugia chiudi gli occhi e ti sembra di vedere ancora cioccolato ovunque. Fondente, al latte, bianco, al peperoncino, all’arancia, al caffè, il delizioso cremino, alla nocciola. E con le forme più eccentriche: a bistecca, ad hamburger, pizza, disco 33 giri, cucchiaio, piatto e potremmo andare avanti ad oltranza. Siamo tutti Willy Wonka. E alla fine l’unico bresciano a tornare vittorioso da Perugia è il maitre chocolatier Iginio Massari, accolto come una star negli stand di Eurochocolate. Al pari dello chef Andrea Mainardi, mezzo sangue tra Bergamo e Brescia. I loro show cooking sono stati vivaci, estrosi, frizzanti. L’esatto contrario del calcio messo in mostra stavolta dalle rondinelle.

Pace e bene. Dopo aver soddisfatto il palato, una gioia anche per lo spirito: Assisi dista solo 20 minuti e non farci un salto sarebbe un… peccato. La Basilica di San Francesco ti accoglie con la sua maestosa e sacrale imponenza. Comitive di anziani, studenti, famiglie e fedeli che s’inginocchiano a pregare con il rosario di fronte alla tomba del Santo. La spiritualità ridimensiona la pur cocente delusione per una sconfitta giunta dopo una “non prestazione” del Brescia. Sì va bene la fase difensiva, ma ancora ci chiediamo come il miglior attacco del campionato non sia mai, ribadiamo mai, riuscito a rendersi pericoloso.

A tavola. Dal reportage di Perugia non può mancare, come ormai nostra tradizione in questi articoli, qualche segnalazione gastronomica. I crostoni con patè e le pappardelle al sugo di cinghiale de la “Gastronomia Urbana” in Corso Vannucci, la pizza, le focaccine e il piatto di mortadella e stracciatella di “Menchetti” proprio dietro al “Curi”, la panzanella e le uova strapazzate con tartufo de “La pasteria”. Da bere rigorosamente con un rosso umbro. Per chiudere con cantucci e vin santo.



























