A Brescia esperienza choc: 3 sconfitte su 3 (uno 0-3 nel derby), 10 gol subiti, 0 fatti. Ma a Frosinone sta iniziando a raccogliere i frutti e in biancoazzurro provò a far rigare dritto Balotelli
Frosinone. Non è facile essere Fabio Grosso. Non lo è mai stato. Dai Dilettanti alla serie A come calciatore, nel giro di tre anni. La maglia azzurra a quasi 30 anni, la responsabilità di tirare il rigore decisivo nella finale dei Mondiali 2006 che l’Italia ha rivinto 24 anni dopo. Una carriera da allenatore inizialmente da predestinato, che ha rischiato di prendere la strada del raccomandato. Solo adesso a Frosinone il tecnico romano sta cominciando a raccogliere i frutti di un lavoro che, chi lo conosce bene, non è mai mancato. E non è banale. Ma è difficile, praticamente impossibile, ricordarlo positivamente a Brescia.
Esperienza choccante. Fabio Grosso fu chiamato alla guida delle rondinelle nel novembre del 2019 in serie A da un Massimo Cellino alla ricerca della scossa dopo che con Corini la squadra non riusciva a muoversi dai bassifondi della classifica. Ma fu appunto una… cellinata. Che senso aveva andare a prendere un tecnico, ancora relativamente giovane e comunque totalmente a digiuno di serie A? Aveva solo due campionati di B alle spalle: a Bari (settimo posto, eliminato ai play off) e Verona (esonerato sul finire della stagione regolare, con i play off a rischio conquistati poi da Aglietti che portò la squadra in A). Al Brescia l’esperienza di Fabio Grosso recita: tre partite, tre sconfitte. Un 4-0 in casa con il Torino giusto per cominciare, un 3-0 all’Olimpico con la Roma e un 3-0 in casa nel derby con l’Atalanta dopo il quale i tifosi persero la pazienza e Cellino fu costretto a richiamare Corini dopo aver detto che mai l’avrebbe fatto. Per Grosso 10 gol subiti, 0 fatti. Di lui rimane però un piccolo segnale positivo: l’esclusione di Balotelli dai convocati per Roma. Un tentativo di far capire al giocatore che senza sacrifici in settimana non si può pretendere una maglia la domenica. Tutto inutile.
Sta nascendo una stella? Dopo un’apparizione al Sion (23 partite e poi esonerato), Grosso è stato chiamato al capezzale del Frosinone nel campionato scorso per provare a portare ai play off una squadra in difficoltà. Ma non era (ancora) la sua squadra e non è riuscito ad andare oltre il decimo posto. Il presidente Stirpe però crede in lui e gli ha rinnovato la fiducia. La partenza in questo campionato è più che buona: un pari interno con il favoritissimo Parma acciuffato di caparbietà negli ultimissimi minuti, le vittorie a Vicenza e Como, il pareggio interno con il Perugia. Domani con il Brescia gioca per ottenere il primo successo casalingo, per scavalcare le rondinelle al secondo posto e per un inconfessabile desiderio di rivincita. Naturale, logico, umano.

























