Il terzino sinistro segnò cinque gol con la squadra del 2007 che iniziò vincendo le prime cinque partite di campionato: “Inzaghi puo’ risolverla in ogni momento”
Brescia. Per farci raccontare il Brescia delle cinque vittorie consecutive sotto la gestione Cosmi del 2007 abbiamo raggiunto telefonicamente Simone Dallamano, ex terzino sinistro delle Rondinelle autore quell’anno di cinque reti, ora nello staff di osservatori della Juventus:
Cosa ricordi più volentieri di quell’annata?
«Innanzitutto devo dire che è stata una delle poche stagioni in cui ho potuto fare tutta la preparazione, dato che in carriera ho avuto mille infortuni. Per quello forse son partito così bene (ride, ndr). Era una squadra matura e forte, un gruppo consolidato che giocava insieme da un po’ di tempo. C’era anche una grande abbondanza davanti, con giocatori come Taddei e Bazzani pronti a subentrare dalla panchina».
Com’era il rapporto con Cosmi?
«Con Serse avevamo costruito un bel gruppo, ci aveva dato la mentalità di non mollare mai. Era una squadra che però anche a livello tecnico giocava bene, con giocatori come Tacchinardi e Lima a centrocampo».
In casa con il Messina arriva la quinta vittoria consecutiva, e segni anche la tua prima doppietta.
«Si, esatto, quella è la mia prima doppietta in carriera. Il primo gol, se non ricordo male, l’ho fatto dopo 18/20 secondi, al primo pallone toccato. Per un difensore fare una doppietta non è roba da tutti i giorni (ride, ndr), anche se quell’anno giocavo un po’ più alto, da esterno di fascia. Passai successivamente a fare il terzo di difesa».
E veniamo all’attualità più stringente. Come vedi l’annata del Brescia di quest’anno?
«Devo confessare che purtroppo, essendo sempre in giro per lavoro, son riuscito a vedere molto poco, solo la prima partita a Terni. Quest’anno però il presidente, da uomo navigato, ha costruito una squadra intelligente, con molti ricambi di qualità. Con le cinque sostituzioni il Brescia ha quindi un vantaggio molto grande, dato che le altre squadre ricambi così non li hanno. Inoltre, a mio avviso, la squadra ti dà la sensazione che se non prende gol e riesce a mantenere la partita in equilibrio, negli ultimi 20/25 minuti può risolverla da un momento all’altro».

























