MUSTACCHIO, PROFETA NON IN PATRIA

L’esterno dell’Alessandria, bresciano di Cologne, ha dovuto far carriera altrove dopo essere cresciuto nelle rondinelle alle quali ha già segnato tre gol

Alessandria. Il lieto fine, nella vita come nello sport, è riservato a pochi. Pur essendoci infatti storie che sembrano destinate ad un idillio duraturo, molto spesso invece la conclusione non è quella desiderata, per ragioni fuori controllo dalla nostra volontà. Non intendiamo qui analizzare il lieto fine in vita, missione ardita. Limitandoci invece al pallone, cosa ci sarebbe di più lieto per tifosi ed addetti ai lavori che raccontare le gesta di un ragazzo bresciano, cresciuto nelle giovanili della squadra della sua città, che magari debutta in prima squadra e nel giro di poco la trascina verso la promozione? Probabilmente nulla. Come dicevamo purtroppo, il lieto fine è però riservato a pochi fortunati e tante volte è necessario riadattarsi alle nuove situazioni che il destino ci offre. Questo è ciò che è riuscito ottimamente a fare Mattia Mustacchio (nella foto di Ilaria Cutuli con la maglia dell’Alessandria nell’ultimo match giocato a Pisa). 

Gli esordi. Come in ogni storia che si rispetti, è necessario partire dagli inizi. Mattia Mustacchio nasce a Chiari il 17 maggio del 1989, da papà Paolo e mamma Luigina. Il nonno Salvatore è il suo primo tifoso: forse ricorderete a tal proposito le lacrime con cui l’attaccante, allora in maglia Pro Vercelli, accolse il gol segnato proprio contro la squadra della sua città in un pomeriggio di febbraio del 2016: l’anziano era mancato da poco e il nipote volle dedicargli la rete del pareggio. Il giovane Mattia inizia la sua carriera nelle giovanili del Cologne, paese natale, trasferendosi poi alla Voluntas, storica società affiliata per 37 anni al Brescia Calcio.

Un’intenso primo piano di Mattia Mustacchio (foto Ilaria Cutuli)

Roberto Clerici. Qui incontra la persona che cambia per sempre la vita del ragazzo, ovvero lo storico fondatore, Roberto Clerici, scomparso nel 2018: «Personastraordinaria», ricorda in un’intervista al Bresciaoggi del 2017, «Le esperienze vissute al suo fianco con i numerosi viaggi in giro per il mondo mi hanno permesso di maturare molto, non solo come calciatore ma soprattutto come uomo. Ricordo il viaggio in Ungheria quando avevo 8 anni, a 10 andammo in Perù e Canada: esperienze che hanno contribuito alla mia formazione».

Tra i Biancazzurri. Nell’estate del 2001, Musacchio viene tesserato dai Biancazzurri. Sono anni fantastici, forse irripetibili; il San Filippo, ex casa delle rondinelle, diventa la seconda abitazione anche per Mattia, che si fa tutta la trafila del settore giovanile con il sogno di debuttare finalmente in prima squadra. Come per la maggior parte dei sogni arriva però il momento del brusco risveglio: nel 2008 il Brescia riaccoglie l’Airone Caracciolo e nella trattativa con la Sampdoria finisce anche il cartellino di Mustacchio. 

Genova. Tra i blucerchiati arrivano le prime soddisfazioni: prima la doppietta Coppa Italia-Scudetto primavera, poi il debutto in serie A (29 gennaio del 2009, Sampdoria Lazio 3-1) e qualche settimana dopo anche l’esordio europeo (a Kharkhiv, per i sedicesimi della fu Coppa Uefa). Con l’allora tecnico Mazzarri otterrà 5 presenze totali in campionato. Nella stagione successiva iniziano i prestiti: prima all’Ancona, dove non riuscirà ad andare a segno, poi al Varese dove invece non riuscirà a trovare molto spazio e infine al Vicenza. Qui avviene la definitiva esplosione, con i primi 11 gol in carriera tra i “grandi”. 

Varie esperienze. Per la stagione sportiva 2014/2015 l’Ascoli si assicura le prestazioni del talentuoso Mattia. Ci resterà però una sola stagione, per poi trasferirsi a Vercelli. Qui realizzerà 10 reti in 54 presenze, di cui una decisiva per la salvezza in un Pro Vercelli Brescia terminato 2-1 per i piemontesi, marcatura la cui storia abbiamo raccontato all’inizio. Seguiranno poi varie altre squadre: Perugia, dove troverà la sua definitiva collocazione come esterno d’attacco; Carpi, sei mesi conclusi con una triste retrocessione in serie C, una sfortunata parentesi crotonese e infine la sua squadra attuale, l’Alessandria, che ha aiutato a raggiungere una storica promozione in serie B. 

Il sogno. Abbiamo iniziato il racconto parlando del “lieto fine” e allo stesso modo vogliamo concluderlo: in varie interviste degli anni passati Mustacchio ha infattidichiarato di avere il sogno di vestire un giorno la maglia biancoblu. Con l’avanzare delle stagioni e il cambiamento delle ambizioni delle Rondinelle riteniamo però sia molto complicato pensare a una chiusura felice del cerchio. Tra l’altro al Brescia ha già segnato tre gol ed è la squadra a cui ha segnato di più in carriera. Auguriamo però al ragazzo sia sportivamente sia umanamente ogni bene. E’ figlio della nostra terra. Comunque vada anche sabato.