CAVALCARE LA TIGRE DELL’ENTUSIASMO

Dopo tante sofferenze, questo avvio di stagione è ciò di cui aveva bisogno tutta la piazza. Non bisogna averne paura

Brescia. Chi ha paura dell’inizio di stagione del Brescia è un po’ come chi aveva paura di Virginia Wolf in quel dramma teatrale dedicato alla scrittrice britannica che si batteva per i diritti delle donne e cercava di vivere la propria vita senza false illusioni. Il senso di quegli spettacoli era lasciare, alla fine, la seguente domanda al pubblico: “Sto creando false illusioni per conto mio?”.

Un grande potenziale. Dopo aver visto il Brescia dare l’idea di fare un sol boccone del Crotone salvo ritrarsi sul più bello, dominare a Terni, sommergere di gol il Cosenza e sabato in amichevole il Venezia di serie A, c’è la paura di vivere in un’altra dimensione rispetto alla realtà, di crearsi appunto false illusioni. Ma la realtà è nitida, cristallina, lineare: il Brescia c’è, il Brescia gioca bene a calcio, il Brescia trova la via della rete con estrema facilità. E se guardiamo le ultime tre partite (1 solo gol subito) viene da pensare che anche la tanto criticata difesa stia trovando la sua stabilità. Se non prendi gol e ne segni tanti (13 nelle ultime 4, con una media di 3,25 a partita) è normale che l’occhio e le analisi si soffermino su reparto arretrato e reparto offensivo. E in effetti con Cistana che sta facendo migliorare Mangraviti là dietro e Palacio che davanti ispira con la bacchetta magica Bajic e Moreo, Tramoni e adesso anche Olzer che danno l’energia e la qualità dei giovani di talento, c’è un caleidoscopio di immagini colorate che fanno bene al cuore.

Terra di mezzo. Ma è il centrocampo il vero punto di equilibrio. Da anni non ne vedevamo uno così potenzialmente forte in biancoazzurro. Van de Looi cresce di partita in partita, Léris e Bertagnoli (del quale sabato abbiamo capito che sa fare bene anche il terzino destro) sono stati dei piacevolissimi cadeau (alzi la mano chi se li aspettava così bene), Bisoli (gran partita col Venezia) e Ndoj hanno le stigmate delle certezze essendo rimasti, ne siamo certi, con lo spirito giusto.

Stare bene insieme. Inzaghi sta lavorando alla Mancini all’Europeo: rosa maxi, tutti o quasi titolari. Sulla corda, sul filo del rasoio, per dare il massimo quando si va in campo con l’obiettivo di conquistare lo scalpo della maglia da titolare. E’ un gruppo che sta bene insieme, nel quale SuperPippo sa spegnere anche i malumori di gente come Joronen e Chancellor che pensavano di aver finito il loro ciclo biancoazzurro, di Linner che aveva capito di essere venuto a fare il titolare, di Bisoli al quale era stata tolta la fascia di capitano troppo presto. Tutti, anche quelli all’apparenza meno coinvolti, hanno un obiettivo in testa: cavalcare la tigre dell’entusiasmo di una piazza reduce da due stagioni mortificanti. Già perchè anche l’ultima non può essere catalogata come positiva: è stato l’anno della Grande Illusione, all’inizio come alla fine. Dalle facili e astratte promosse celliniane (“Torneremo subito e sicuramente in serie A”, salvo poi cambiare cinque allenatori e gestire come peggio non si poteva alcuni giocatori chiave) alla cavalcata di Clotet che si è conclusa quando ormai il palato era al punto di massima sublimazione. Bravo, bravissimo, lo spagnolo, ma è stato come doversi alzare da tavola all’arrivo del dolce. Stavolta il dolce viene servito subito. Va gustato, senza fare scorpacciate inutili, ma anche senza avere paura dell’entusiasmo che si sta scatenando durante gli assaggi di partita in partita. Ce n’era bisogno.

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