IL CAMBIO DI MARCIA (E FILOSOFIA) CHE SERVIVA SUL MERCATO

Cellino ha abbandonato le scommesse straniere tornando a giocatori di categoria, quello che serviva ad Inzaghi

Brescia. Arriva sempre, prima o poi, il momento in cui qualcuno ti apre gli occhi, se hai voglia di aprirli, e ti fa capire dove hai sbagliato. Ci volevano il carisma, la leadership, la personalità di Filippo Inzaghi per spiegare a Massimo Cellino che la strada intrapresa negli ultimi due anni era autolesionista e l’avrebbe portato ad accartocciarsi su idee balzane. 

Ritorno al passato. In questo mese di agosto abbiamo assistito a una campagna acquisti quantomeno simile a quella di due anni fa, quella che portò poi le rondinelle alla promozione in serie A. Intendiamoci: non stiamo dicendo che questa squadra è sicuramente da promozione (anche se così su due piedi, valutando solo la carta, e non avendo ancora ben visto le altre squadre, possiamo già parlare almeno di play off), ma intanto i giocatori arrivati finora fanno segnare un’inversione di tendenza. Finalmente. 

Basta scommesse. Dopo essersi “rinforzati” per affrontare la serie A con Zmrhal (una punta esterna che il presidente fece passare a Corini come mezzala), Chancellor, Ayè e Balotelli (Joronen l’unico acquisto azzeccato), a gennaio 2020 con Skrabb (che fine ha fatto a proposito?) e Bjarnason (negli Emirati Arabi era andato a fare vacanza calcistica e non poteva essere pronto subito), nella scorsa stagione con Labojko, Van de Looi (giovani di prospettiva, ma a digiuno del campionato italiano) Karacic, Fridjonsson (meteora se ce n’è stata una) ecco l’inversione di tendenza tanto attesa. 

I nuovi sanno come si fa. Bajic è un attaccante che ha dimostrato di saper lasciare il segno (12 gol l’anno scorso all’Ascoli, mica pizza e fichi), il ritorno di Jagiello è cosa quantomai gradita (6 gol e 5 assist l’anno scorso in biancoazzurro), Cavion e Bertagnoli sono mediani che conoscono la B e sanno randellare quando serve, impostare e segnare (ricordate il gol di testa dell’ex ascolano un anno fa di questi tempi alla prima di campionato?), Moreo è un fedelissimo di Inzaghi e pure lui sa cosa è la serie B italiana, Lèris ha potenzialità non banali secondo gli addetti ai lavori che abbiamo consultato e comunque arriva da una squadra italiana (la Sampdoria e prima ancora il Chievo), ha imparato a conoscere come ci si muove a queste latitudini. Su Palacio vi promettiamo a breve un nuovo editoriale, per ora ci limitiamo a sottolineare che nel calcio degli Ibra e dei Buffon ci risulta difficile non entusiasmarci su un quasi 40enne (li compirà a febbraio) che nella stagione scorsa nel Bologna in A ha giocato 37 partite, 28 da titolare, 9 delle ultime 11 da 90 minuti, segnando 5 gol con una spettacolare tripletta contro la Fiorentina. 

Confronti. Il campo dirà se questa campagna acquisti, che non è ancora finita e nella quale ci auguriamo vivamente che Cellino non si privi di capitan Bisoli e di altri pezzi da novanta altrimenti saremmo da capo, è più o meno simile a quella del 2019 quando con Donnarumma, Sabelli, Alfonso, Romagnoli, Tremolada e poi Dessena e Martella il Leader Massimo mise le cose in chiaro sulla volontà di tornare in serie A. Nel frattempo apprezziamo il ritorno alla normalità. Con le scommesse, scandinave o giu’ di lì, la storia ha dimostrato che non si va lontano.