Il dietro le quinte di due giorni in trasferta a Crotone
Crotone. Una trasferta a Crotone in questo periodo è decisamente consigliabile. A parte tutto. Anche se poi va a finire con un’eliminazione ai rigori dalla Coppa Italia. L’aeroporto a 20 minuti dalla città, un caldo temperato dal venticello marino, un lungo mareche frequentiamo da anni (la prima volta fu nel 2005 in occasione dell’ultimo match di Zeman che ci definì “bagnanti” dopo averci visto rientrare in costume in albergo prima di una partita che non contava nulla) e che continuiamo a considerare tra i più sottavalutati nel nostro Bel Paese, la lunga spiaggia cittadina che basta e avanza per una toccata e fuga anche se sai che poco più in là ci sono posti splendidi (Le Castelle, Capo Rizzuto), quel parlare stretto stretto dei calabresi così incomprensibile per noi “nordisti” almeno quanto lo è per loro il dialetto delle nostre parti.
Amarcord. Ci riportiamo questo e tanto altro da una trasferta che vede il Brescia raccogliere meno di quanto poteva e doveva. Ci mettiamo nello zaino l’amicizia di un uomo vero, un’ex rondinella come Massimiliano Corrado che apprezzammo a fine anni ‘90 nel Brescia di Reja che vinse il campionato di B e poi utile anche in A come ricambio di lusso dei difensori Adani, Binz e Savino. Ora allena l’Under 17 rossoblù. Avendo vissuto molto da vicino quel calcio, fatto di marcature a uomo, di stopper che prima di farsi far gol lasciavano sul campo l’ultimo canino da addentare nel coppino dei centravanti avversari, ci viene da pensare che con gente di quel calibro Mulattieri non avrebbe avuto tutta quella facilità nell’inserirsi per segnare il 2-2 che a meno di un quarto d’ora dalla fine ha ridato fiducia al Crotone. Calciatori che una partita come quella di ieri, dove il Brescia era decisamente più forte, l’avrebbero portata a casa. Ma siccome questo è un pezzo di colore, vogliamo cercare di trasmettervi cosa ha significato innanzitutto tornare in uno stadio e sentire applausi, esultanza, proteste, fischi, anche se “solo” da circa 2.000 spettatori.

No mask, ma no problem. Ti dà un senso di libertà e francamente non ce la sentiamo di condannare quei tifosi che abbiamo visto senza mascherine anche se allo stadio sarebbero obbligatorie: erano distanziati o al massimo in gruppo di conoscenti, in uno spazio molto aperto, con 35 gradi. Costringerli a sudare inutilmente negli apparati respiratori sarebbe stato ingiusto. Crotone in questi due giorni è stato, come detto, anche e soprattutto ritrovare un amico, che senza chiedergli nulla si è messo subito a disposizione come “taxista” avanti e indietro dall’aeroporto, compagno di pranzo, cena notturna dopo il lavoro che vi abbiamo proposto il prima possibile su queste pagine, e bagno in mare questa mattina prima del ritorno a casa.

Con l’ex rondinella Massimiliano Corrado
In ricordo di quel chiosco… Con Massimiliano Corrado ricordando i tempi degli allenamenti a Campo Marte, delle uscite serali nelle prime aperture del Seconda Classe, degli aperitivi nel chiosco da Ezio in via dei Mille dove Adani e Doni erano quelli che poi non sono più stati, dove si sono formati i Timoria e tanti amori giovanili con i primi messaggi mandati da telefonini oggi improbabili, guardandosi da un tavolo all’altro. Erano i tempi delle confidenze, di un rapporto leale tra giornalisti e giocatori. Quando ancora si poteva. Quando i primi non erano inflazionati: chi giocava sapeva come fidarsi e i secondi non era sospettosi, guardinghi, messi a tacere dalle società anche solo per un saluto. Un altro calcio dove ognuno recitava la propria parte e ognuno rispettava quella degli altri. Grazie Max per questi due giorni intensi, pieni di umanità, di amicizia disinteressata, in un periodo post lockdown nel quale la gente non ti cerca più perchè non sei quello di prima (se poi magari ti dicessero cos’eri prima…), di rapporti umani veri dei quali c’è estremo bisogno per tornare a vivere tutti un po’ meglio.

A presto per la rivincita in campionato. Mi è rimasta in canna solo una domanda per il mio amico Corrado: “Ma quella pinsa alla calabrese di lunedì a pranzo era proprio necessaria?”. Buona per carità, ma mentre sono in aereo e sto scrivendo chiedo ancora un bicchiere d’acqua frizzante per combattere la nduja… Niente da dire invece, anzi, su quel caffè alla nocciola che mi hai fatto provare prima del match. Stre-pi-to-so. Ci vediamo per la partita di campionato. So che ti troverò ancora lì, in aeroporto, con quella tua anima pulita, un atteggiamento burbero all’apparenza, ma un cuore grande così. Perchè aveva ragione Renato Zero: “amico è quello che non passa, mentre tutto va”.

























